Where’s the beef?

Where’s the beef?

Økapi – Filippo Paolini: Sampler, turntables, tapes & cd’s
Økapi first solo release
all tracks 2003
CD release 2005 – Inflatabl labl (USA)
Illustration: Camilla Falsini

released 23 May 2003


Rewiews

Rumore – L’americana Inflatabl, prima di dare alle stampe quest’opera prima, ha addirittura richiesto a Okapi (alias il romano Filippo Paolini, già Metaxu e Dogon) la “prova” di esserne proprio lui l’autore, tanta era l’incredulità nei confronti della sua “plunderfonica” magnificenza: sono stati poi convinti da schermate di computer che mostravano il certosino lavoro svolto su un’infinità di fonti, in uno spettro che va da Arvo Part a Les Baxter. Già collaboratore del fuoriclasse Marclay, Paolini ha un controllo del taglia-e-incolla paragonabile a un John Oswald, di cui condivide lo humor dadaista e il rigore stilistico : niente gag fini a se stesse e facili effettismi, bensì grande attenzione alla geometria complessiva dei brani e un gusto personalissimo che sunteggia il meglio di tuntablism e glitch-pop in una strepitosa incredibly strange lunge music. – Vittore Baroni

Blow up – Per fare un grande disco bisogna essere innanzitutto dei voraci ascoltatori. E Filippo Paolini, titolare della sigla Okapi, nonché figura di spicco in Metaxu e Dogon, lo è di sicuro. Dal suo primo disco solista si capisce, e non solo per via della chilometrica lista annotata in copertina, come egli abbia ingurgitato e digerito prorio di tutto, dalla musica dei cartoni animati alle grandi orchestre, dall’exotica al jazz, passando per l’elettronica, improvvisazione, etnica, musica classica e colonne sonore…Fin qui forse niente di eccezionale, risulta però davvero incredibile l’abilità del turntablist e manipolatore capitolino nel catturare i vari frammenti, decontestualizzarli e sminuzzarli, e poi ricombinare infinitesimali porzioni di suono con pazienza da amanuense, divertito senso dell’umorismo (e del ridicolo) e formidabile proprietà compositiva. Così nel cut’n’paste vertiginoso si passa ad esempio da Sheep News, tutta belati di pecora e svolazzi orchestrali, alla Fuga di Sandokan, giocattolosa presa in giro di un certo esotismo di maniera, ma è tutto il disco a rivelarsi uno scoppiettante e spassoso tripudio di fantasie musicali in technicolor. (8) – Nicola Catalano

Blow up – Provate a prepararvi un cocktail sonoro in cui versate parti eguali di John Cage, Ray Conniff, Biota, Doris Day, Throbbing Gristle, Dick Hyman, Han Bennink, Kid 606, Steve Lacy, Les Baxter, Furt e Jacques Tati. Potrebbe stendervi al tappeto e invece no: risulterà inebriante e rivitalizzante come un elisir la cui formula magica è nascosta nella mente di Okapi, musicista sui generis già membro di Metaxu e Dogon nonché specie di archivio a due zampe di uno sterminato universo di anomalie sonore carpite qui e là grazie ad interminabili peregrinazioni nella rete o fra le intercapedini della sua notevole collezione di dischi.
“Where’s the Beef ?” è il contenitore che racchiude un’esperienza di ascolti pluriennali rivolti soprattutto all’individuazione di quanto di più bizzarro ed improbabile sia stato prodotto negli ultimi cinquant’anni dall’industria discografica internazionale, qui rielaborato mostrando un grande equilibrio nel montaggio ed un’estrema (e sorprendente) sensibilita melodica: “Per importare i campioni sono partito da piccole improvvisazioni con vinili e cd, smembravo poi il tutto in micro-frammenti (certe volte anche di un solo suono) per poi meticolosamente riassemblare tutto come se fosse un puzzle…Molto spesso non scelgo coscientemente le fonti sonore che userò. Prendo 4 dischi a caso (belli o brutti) e inizio ad improvvisare in maniera piuttosto radicale… Poi, come ho detto prima, inizia il lavoro di copia e incolla. Per questo primo lavoro non ho usato nessun effetto esterno e nell’editing dei campioni ho evitato di filtrare i frammenti. Al massimo qualche fade e riverbero, ma cercando comunque di eliminare la riconoscibilità delle sorgenti. Ho elencato nelle note di copertina tutti i musicisti presenti nella suite, però sfido chiunque a riconoscerli!”.
Frutto di una gestazione lunga e complessa, il cd viene oggi pubblicata dall’etichetta americana Inflatabl Labl. curata da Matt Haines aka Rip Off Artist: “Il disco è nato 1 anno fa nel giro di due mesi piuttosto intensi e interamente montato con un vecchissimo pc. Per ora in America sta ottenendo un successo che non m’aspettavo, e me ne accorgo soprattutto leggendo chart e playlist delle radio universitarie. Mi diverte il fatto che non sia recepito soltanto come un lavoro di musica elettronica e che venga proposto ad un pubblico molto vario. Finora sono uscite molte recensioni positive su riviste americane e canadesi, ma attendo ancora un riscontro dall’Europa”.
A metà fra composizione plagiarista e cut up, “Where’s the Beef” sembra in realtà creatura a se’, caratterizzata da un flusso narrativo costante e coinvolgente in cui si afferma pienamente la personalità dell’autore: “Ho cercato di creare qualcosa di sperimentale (oh che brutta parola!) ma allo stesso tempo leggero, mescolando le carte temporali e stilistiche della musica che ho amato. A distanza di anni ora ci vedo molte ingenuità e ci sono tracce che, se potessi, forse eliminerei. Penso che i prossimi lavori saranno completamente diversi, ma in ogni caso cercherò sempre di sottolineare lo spirito ludico, cosa per me fondamentale!”. – Massimiliano Busti

RomaStyle – Esce finalmente per l’americana Inflatabl Where’s the beef, primo album solista di Okapi. Il manifesto dada di uno dei nomi cardine della scena elettronica romana più avant e spericolata. Un episodio significativo su “Where’s the beef”, primo lavoro solista di Okapi, è il seguente: Matt Haines, aka The Rip Off Artist, prima di decidere se pubblicare o meno l’album sulla sua Inflatabl ha voluto togliersi un sospetto. Colpito dall’enorme numero di sample riportati nella scheda tecnica del promo, Haines si è chiesto se per caso Okapi non stesse semplicemente utilizzando brani interi di musica altrui, vista la straordinaria omogeneità delle diverse tracce. Chiede dunque a Okapi una “prova” del suo lavoro: riceve in cambio delle schermate prese direttamente da una versione antidiluviana di Acid, in cui compaiono centinaia di minuscoli frammenti di campioni, tutti assemblati in un unico flusso sonoro. “Semplicemente incredibile”, è il commento di Haines, messo a bella posta sul sito della stessa Inflatabl. Che poche righe più giù recita, testualmente: “Questa è senz’altro la musica più bella che la nostra etichetta abbia mai prodotto”.
Facciamo un passo indietro. Per la cronaca Okapi altri non è che Filippo Paolini, da Roma. Qualcuno già lo conoscerà per il suo coinvolgimento nel progetto Metaxu, insieme a Maurizio Martuscello, o per i Dogon, insieme agli Zu. Altri probabilmente lo conosceranno per essere il curatore del sito Glubibulgà (www.slap-press.com), straordinario concentrato di stranezze scovate qua e là nella rete. Personalmente il mio primo contatto con lui risale a oltre dieci anni fa, quando trovai a un banchetto del Forte Prenestino una cassetta dall’esplicativo titolo de “La rivoluzione industriale”. Era uno di quei nastri autoprodotti, composto a mo’ di compilation da un ignoto curatore che metteva in fila le sue tracce preferite di “industrial music”. Sulla copertina fotocopiata in bianco e nero, l’unico credit disponibile era quello della fantomatica etichetta pirata che ne aveva curato la diffusione: Slap Press. Un nome che nel corso degli anni ha continuato a ricorrere, messo in calce a progetti di tutti i tipi. Uno dei più recenti consisteva in una serie di raccolte intitolate “Music for Children”, un concentrato di strange music e follie soniche di ogni sorta, a volte talmente assurde da domandarsi “ma dove l’avranno trovato questo?”. Rispetto a “La rivoluzione industriale” era cambiato il supporto: dal nastro si era passati al cd. Ma la mente dell’operazione rimaneva la stessa: Filippo Paolini aka Slap Press aka Okapi, agitatore culturale e autentica enciclopedia musicale al tempo stesso, un personaggio che evidentemente non ha paura di passare in maniera indefessa dalle asperità dell’industrial sound alle gioiose canzoncine per bambini degli anni ’50.
L’episodio che ho raccontato dovrebbe già di per sé essere indicativo di come l’approccio alla materia musicale di Filippo Paolini sia eterodosso e spiazzante. A fare da collante tra le diverse incarnazioni del nostro, resta l’interesse per le sonorità meno allineate e inusuali, che siano queste di taglio elettronico, pop, o più vagamente “sperimentali”. Quindi se avete presente le elucubrazioni elettroacustiche di Metaxu, o il jazzcore sporcato di elettronica di Dogon, sappiate che Okapi viaggia per altri lidi. “Where’s the beef” è il primo album a uscire sotto questo moniker, ed è veramente, come recita il sito di Inflatabl, un lavoro incredibile. Concettualmente siamo molto vicini al cut and paste di gente come People Like Us e Wobbly, decisamente virato in chiave pop. Ma il fatto che l’album esca per un’etichetta come Iflatabl, nota perlopiù per le sue produzioni di elettronica dance ricercata e sopra le righe, aiuta a individuare altre chiavi di lettura. In primo luogo, “Where’s the beef” è un lavoro divertente, oserei dire “frizzante” se non fosse che detesto il termine. Il continuo uso di campioni presi dalle “Music for children” di cui sopra, da musichette strange e canzoni anteguerra, produce un bombardamento di schizzi saltellanti e svirgolate assurdiste, capaci – è vero – di mettere immediatamente di buon umore. Ma le cose non sono mai come sembrano, e infatti la lista dei sample continua con gente come Arvo Part, John Adams, Steve Reich e John Cage, col risultato che soprattutto la parte centrale dell’album trasudi di umori inquieti e atmosfere dense. Ogni tanto le tracce assumono la forma di un abstract hip hop che non sfigurerebbe in casa Anticon, più spesso siamo nei pressi di un’elettronica sperimentale e ironica al tempo stesso, in un ideale incrocio tra Matmos, Daedelus e Mouse On Mars. Ma ugualmente i nomi servono a poco, tanta è la peculiarità dell’album nel suo insieme. La cosa più chiara semmai è che Filippo Paolini, nel suo progetto Okapi, fa tesoro della sua esperienza di turntablist creativo (chi l’ha visto ai piatti sa cosa intendo), che tra l’altro l’ha portato recentemente ad esibirsi per la Rai insieme al maestro assoluto Christian Marclay.
Descrivere a parole “Where’s the beef” non è cosa facile. Si rischia di mancare il bersaglio e di fornire indicazioni depistanti. Certo è che se volete il solito disco di “elettronica sperimentale”, “Where’s the Beef” potrebbe – a seconda dei casi – urtarvi i nervi o incastrarvi in degenerazioni cerebrali. Forse il metodo più semplice per accostare l’album è partire dalla copertina, opera di Camilla Falsini delle Serpe In Seno, il trio di illustratrici romane che negli ultimi mesi è diventato un autentico culto sia nella capitale che fuori. Le atmosfere surreali, tra il grottesco e l’allucinato, che riempiono i sample di Okapi sono in fondo già tutte lì. Ma delle Serpe In Seno parleremo a breve, promesso. Per il momento potreste cominciare dai “suoni scorretti” di Glubibulgà, e da lì partire per un’odissea sonica che mette insieme Gargantua e Pantagruele, spericolatezze dada, magnetofoni in bianco e nero e coloratissimi squarci iperpop. – Thalido

Rockerilla – Già al lavoro coi mirabili Metaxu e Dogon, Okapi arriva al debutto solista con un disco che ha tutto l’aspetto di uno sfogo. Un’ondata di stimoli sonori provenienti da epoche diverse ma riassemblate con elegante maestria, roba da far pensare ad un Daedelus di provenienza italiana caduto in amore con sample di vecchi album in vinile. La sua predilezione per gli archi e per le malinconiche sountrack di fine anni sessanta si intreccia con momenti di grazia alla Progressive Form (Stek-house”) o con divertenti marcette per cartoon d’autore (”Pruffoli”). Le raffinatezze di “Coffee…e a nanna” accomunano “where’s the beef?” agli esordi di Balduin, ma l’album di Okapi possiede molte più sfumature che permettono una virata verso una maggior ricercatezza formale. Staremo a vedere quale indirizzo prevarrà in un prossimo (auspicabile) lavoro. **** – Michele Casella

Neural – Un flusso sonoro senza sosta alcuna, frutto d’infiniti montaggi ma volutamente delicato nella manipolazione finale dei tantissimi suoni raccolti, ridotti a brandelli in sample che diventano particelle elementari. Ardite le provenienze, insolite le procedure (o quasi) per la scena nostrana, fanno dell’esordio sotto il moniker di Okapi (in realtà Filippo Paolini, ovvero parte di Metaxu e Dogon) un felice esempio della maestria e multiforme italica creatività (che s’esprime in questo caso grazie alla produzione statunitense della Infatabl Labl, etichetta di Matt Haines/The Rip Off Artist). S’intrecciano i sapori che riportano alla prima elettronica exotica (ricordate Dick Hyman), virati dall’esperienza acquisita come turntablist d’avanguardia (a fianco nientemeno che di Christian Marclay), celando il più possibile le origini, limando i passaggi, con leggerezza e naturale propensione per le sonorità aliene. Ventitrè le tracce, dodici intermezzi e undici brani, combinazioni tagliate e taglienti d’un attitudine ‘plunderfonica’ virale. Efficace anche l’artwork opera di Camilla Falsini delle Serpe In Seno, trio di illustratrici romane ultimamente assai attivo. – Aurelio Cianciotta

Il Manifesto – Alias – Virtuoso ai limiti del plagio, avvezzo a creare “qualcosa di bello usando solo campioni di musica brutta”, Filippo Paolini racconta la gioia di mettere ordine in un mondo di suoni governato dal caos. Stasera al Forte Prenestino.
Dice: tieni presente che Økapi non lo conosce nessuno. Ma come, non lo sai? “L’okapi è un mammifero scoperto da un ingegnere acusmatico nel 1901 e vive allo stato selvaggio nella foresta di Ituri nell’Alto Zaire…. È conosciuto anche come ‘giraffa scema della foresta’. È l’unico mammifero in grado di pulirsi le orecchie con la sua stessa lingua, pur di riuscire a captare le melodie bislacche della natura!… In questi ultimi anni ha suonato per i riti tribali dei Dogon (Massimo_Zu e Martux_m) e per i deliri intimisti dei Metaxu, ma spesso predilige la solitudine e così pubblica in solo un inno alla protofonia (Where’s the beef?) per Inlfatabl.rec (piccola etichetta di una prateria americana)”.
Quella che hai appena letto è parte dell’autobiografia romanzata del nostro Økapi, alias Filippo Paolini, che ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza seguendo la famiglia in giro per il mondo. Infatti, è con una certa noncuranza che rilascia dichiarazioni del tipo: “ho vissuto 4 anni alle bermuda”, oppure “mia madre si è risposata con un italiano quando avevo 6 anni, infatti non ho idea di cosa faccio qui!!!”, o ancora “la mia madrelingua è stata l’inglese, il bello è che l’ho completamente scordato; penso ancora in francese, nonostante i 25 anni (vive in italia da 25 anni, ndr)”. Come che sia, in barba all’idea che i bambini abbiano bisogno di stabilità e di riferimenti certi, Økapi/Filippo dà l’impressione di essere un uomo allegro, un uomo che si vuole bene, e quindi la sua opera, da cui è impossibile distinguerlo e, si direbbe, distoglierlo, poiché è un perfezionista, la sua opera, si diceva, è leggibile direttamente sul piano del gesto, perché tutto il resto, ossia il fraintendibile, egli lo evita. E cosa fa? raccoglie frammenti a centinaia, “soprattutto tra le cose che non mi somigliano”, come dice, e li riunisce e assembla e armonizza fino a ‘creare’ un nuovo pezzo, operazione certosina che può prendergli, nei casi più disperati, anche una settimana di tempo. Lo chiamano plagiarismo e – chiaro – confina col plagio, un’adiacenza che rivela il lato sensuale della contaminazione e se ne appropria. Su di lui, sul suo modo, circola il seguente aneddoto: prima di ‘firmarlo’, il proprietario della Inflatabl volle assicurarsi che Økapi non commettesse plagio utilizzando intere sezioni di musica rubata; Filippo (Paolini) gli mandò alcune tracce di lavoro, dove frammenti minuscoli formavano visibilmente un intero totalmente nuovo e originale, e lo convinse. È infatti difficilissimo risalire alle fonti da cui trae i suoi campionamenti. “Qualche anno fa trovai splendida l’idea di Solex di fare musica usando solo campioni di musica brutta per creare qualcosa di bello”, e ancora: “non so – dice – assomiglio molto a casa mia… prima di fare qualsiasi cosa, tutto deve essere pulito e ordinato… ma giuro, non so perché… la sera poi, dopo aver trafficato tutto il giorno, qui dentro (nello studio, ndr) c’è il kaos totale, e al mattino è un piacere immenso rimettere tutto al suo posto… e forse per la musica faccio lo stesso”, come se alla sua mente la musica prodotta in generale non fosse che confusione da risistemare con gioia: decisamente un passo avanti rispetto al giudizio, contenuto in Solex (musicista olandese), su cosa sia bello, anzi, al concetto stesso di bello.
Where’s the beef? contiene 23 tracce, 12 intermezzi e 11 brani: “gli intermezzi sono più legati all’improvvisazione e all’elettroacustica ma sono brevi semplicemente perchè penso che sicuramente divertono me, ma meno l’ascoltatore”; i brani, durevoli, come canzoni, intorno ai 3 minuti e mezzo, sono un curioso concentrato di ironia e dolcezza, la cui intima coerenza è incredibile se si conoscono i presupposti, viceversa è la rappresentazione dell’anima semplice del musicista Økapi, una semplicità costruita, come in architettura, sulla tensione degli elementi. Se i campioni che utilizza fossero i tasselli di un puzzle, egli li userebbe come se provenissero da un tangram, dove la figura non è data a priori, perché spesso, come dice, pur avendo un’idea di partenza, “provando alcune combinazione sono affascinato dall’imprevedibile risultato e quindi cambio rotta: totale deriva!”. Menzione speciale per la traccia numero 2, Sheep News, che – l’ho sperimentato – può da sola trasformare in meglio un pomeriggio di cattive vibrazioni.
Notizie utili: il disco di cui abbiamo(in un certo senso) parlato è distribuito da risonanza-magnetica.com, in alternativa è reperibile contattando direttamente l’autore sul suo (magnifico) sito slap-press.com. Chi bruciasse dalla voglia di ascoltare Okapi dal vivo può farlo stasera stessa, verso mezzanotte, alla mostra del fumetto di Forte Prenetino. Chi invece cercasse l’ormai famigerata “Pignottimi d’Aprosi!” può trovarla online nella selecta #3 di Radiodd (radiodd.com) – Mauro Mazzetti

EAR/Rational Music – “Okapi is Filippo Paolini, an Italian turntablist and sample cutup artist. Filippo has recorded as one half of the duo Metaxu (with Maurizio Martusciello) and also the trio Dogon, and he’s performed on RAI (Italian state radio) and collaborated with noted avant-turntablist Christian Marclay.
Where’s the Beef? marks the first solo album from Okapi. Okapi uses his turntables and computer to create music completely outside of the hip-hop school of chopped up music. Instead he has created an album that veers from orchestral to lounge to quirky experimental music, while maintaining a delicate and spacious sound throughout. His skill at sample manipulation is really quite amazing.
Matt Haines, aka The Rip Off Artist and the owner of the label, has asked repeatedly ‘how does he do that?!’ (And Matt’s no slouch behind the sampler controls!) In fact, before the label would sign Filippo they asked for proof that he wasn’t just lifting entire sections of music from other sources. When he sent screen shots of his computer, there it was: hundreds of miniscule sample fragments, all connected into an seamless whole. Simply incredible.”
This is no doubt the most beautiful music INFLATABL has released so far.

Groove magazine – Emerging from the RIAA-bating school that has produced Negativland, Kid606 and dj Rupture, italian turntable wizard Okapi is the Dean Martin of the sampler set, bashing out super-lounge, kitchy hip-hop and supernatural narratives on his tables and MPC. He’s what you’d imagine Kid606’s more polite brother, or Kid Koala’s obnoxious, Sinatra-obsessed sibling would sound like-energetic, insightful and ever the prankster.
Sutured together from around two million bits, bobs, and pieces, Where’s the beef? is a sample-maven’s wet dream come true, crammed with enough sarcastic turntablism to make the X-Ecutioners sit up and take notice. While it’s a marvel of phonographic science, those looking for actual songs will find little solace in the blippy “Monatic Bingo”, or the dervish-like stabs of “Break Pitt”. Even the most interesting and intricate ideas here are splintered “gratta e annusa” ends just as its getting interesting and “Coffee…e a Nanna” needs about two more minutes to percolate into perfection.
Paolini’s technique is without flaw, and should he develop songwriting chops to match, he’s likely to drag his two turntables and microphone straight into the limelight.- Jason Jackowiak

Vital – Staalplaat – It’s the new Inflatabl Labl release! And here’s the story: as I got this cd, the first time I listened to it was on a disc-man and with headphones, while walking outside in the city from one place to other. Being curious to hear it, I stopped and sat on a bench near a children’s playground, amused by the music. Suddenly a foot-ball rolled over in front of me and then is when I noticed the little boy who was playing by himself, shooting the ball in different directions on the grass field in front of the bench I was sitting on. Then I realised he was actually looking for a companion to play with. Pity I didn’t have much time and wasn’t that much in a mood for that, so I just stood up, still with headphones and Okapi’s cd playing, and just shoot the ball back to him. That’s the moment when Okapi’s music was most suitable with the general atmosphere, the idea of playfulness. Okapi is the Italian turntablist and sample cutup artist Filippo Paolini. I’ve heard him before as a part of Metaxu and Dogon, where the styles are contemporary electro-acoustic and jazzcore of a quite captivating kind. This, however, is his first solo album, totally different compared to Metaxu. There are 23 tracks on the album, all excursions into the playfulness of sounds, getting nearest maybe to jazz and more abstract hip-hop, with all the samples and beats skillfully combined and connected. Having in mind that Inflatabl Labl is (or tends to be) mostly a dance oriented label, may give a better and more complete picture of the music. From one of my more favourite dance labels, comes this certainly the most directly playful music they’ve released so far. Eccelente! -(BR)

Gaz-Eta – “Where’s the Beef?” is a debut solo release by an Italian turntablist and sample cutup artists Okapi, aka Filippo Paolini. Better known as one half of Metaxu [with Maurizio Martusciello] as well as an important member of Dogon, Filippo turns the spotlight on the art of borrowing or stealing [as some call it]. Stealing [or plunderphonia, as it’s come to be known] is a delicate term. I mean, are you really stealing if you’re only appropriating tiny, miniscule half a second sections of an original piece to make a larger piece, that in turn becomes your own. You put hundreds of these smaller sections into one great big whole and it sounds like an entirely new creation. Who does Okapi steal from, you ask? Nobody is safe in his world. People such as John Adams, Alva-Noto, Arvo Part, Willem Breuker, John Cage, Gamelan Music of Bali, Kid 606, Barre Phillips, Sun Ra, Vomit Lunch, Zelwer, ZNR and hundreds of others. He does it with such precision and grace that in no sense or form will you be able to recognize the original source recordings. His aim is not to glorify the source record, but to make a new, coherent piece that stands on its own two feet. The end result is not chaotic by any means, but rather maintains an aura of an orchestrated calm [which could easily fall in the realm of orchestral music even] and collective peace. His sampler, turntable, tapes and CDs all come in handy on his journey. [Filippo is so efficient in placing little snippets of other people’s work that before Inflatabl Labl would sign him, its’ owner, The Rip Off Artist asked him for proof that he wasn’t simply lifting entire sections of music from other sources. As proof, Filippo sent screen shots of his computer, where tiny sample fragments where clearly visible as part of a new, connected whole.] The trip is essentially a success as traces of lifted works became the tools in the process to create the new work. If we take the beef to be original source material, then this CD is very appropriately titled – “Where’s the Beef?”, as the beef is nowhere to be found. – Tom Sekowski

Loop – Son veinte y tres temas en este álbum que cubre una amplia gama de estilos musicales y artistas quienes están mencionados en los créditos del disco, ya que este músico italiano quien utiliza tornamesas y software musical crea un álbum ecléctico de sonidos sampleados que han sido cortado por Filippo Paolini.
Lo que es interesante en este CD es que Paolini reúne y mezcla diferentes sonidos que entregan al escucha la sensación que una pieza ambient puede ser mezclada perfectamente con una música exótica/Lounge, o música contemporánea encajar muy bien con tambores tribales, o una sesión de jazz fusionarse con música del Lejano Oriente, o bien con los microritmos digitales.
Ciertamente este collage de música está compuesto con mucho gusto porque crea diferentes historias y situaciones que son absolutamente impredecibles. Más info. en www.inflatabl.com

Twenty three tracks on the album that spread over a wind range of music styles and artists who are in the credits of the CD inner sleeve, as this Italian artist who uses his turntables and musical software create an eclectic album with a numberless of sample sounds cut-up by Filippo Paolini.
What’s amazing about this CD is that Paolini joins and mixes different sounds that give to the listener the feeling that a ambient piece can be mix-up properly with an exotica/lounge music or a contemporary music can fix so well with tribal drums, or a jazz session blended with an Eastern music or digital microrhythm. Certainly this collage of music is composed with a very good taste because create different stories and situations which absolutely unpredictable. More info. at www.inflatabl.com – Guillermo Escudero

Autres Directions – Økapi marque une rupture nette dans le catalogue du label Inflatabl, propre label et refuge de The Rip Off Artist. Bien loin des artistes électroniques à la musique dansante qui sont hébergés par cette structure, l’ italien Filippo Paolini travaille à partir de platines, et nous l’avions découvert par sa participation au duo Metaxu (sur No Type Records).
Le premier choc est visuel. Loin des pochettes plutôt graphiques qui composent l’artwork d’Inflatabl, la couverture d’Økapi est une jolie illustre enfantine. Le second est auditif : l’artiste italien manipule les sons et délivre une musique souple et ludique, qui mélange allègrement samples datés et orchestraux, esprit hip-hop, pincée de house et soupçon de jazz, plus quelques expérimentations. L’ensemble ressemble à des vignettes d’un autres temps (23 en 50 minutes) que viennent parfois compléter des rythmiques plus précises et actuelles. Paolini découvre et dépoussière de vieux fragments musicaux, les colle minutieusement pour obtenir des musiques qui sonnent comme provenant d’enregistrements des années 30 à 50, puis les retraite avec modernité, soit dans la structure, soit dans le rythme. L’univers onirique de Where’s The Beef peut parfois être rapproché de celui de Daedelus.
Where’s The Beef est une chouette surprise, amusante, relevée, variée. Et une double bonne surprise quand on connaît le label Inflatabl. – stephane

Absm-log – J’ai craqué récemment pour cet album tout plein de candeur sorti sur le label Inflatabl de The Rip Off Artist.
Økapi (alias Filippo Paolini) est un amateur de platines vynil et de découpes de sons qui sur cet album a manipulé un nombre incalculable de petits fragments sonores des plus divers comme base de création d’une nouvelle oeuvre à part entière. Ca peut sembler chaotique au début tellement les sonorités sont multiples mais on se rend très vite compte au fil de l’écoute non seulement de l’énorme travail effectué mais surtout de la cohérence du résultat, réellement magnifique.
Økapi a utilisé à la fois les platines vynil et l’ordinateur pour créer quelque chose qui est issu des techniques Hip-Hop et Dance mais qui s’en échappe complètement, qui part dans des expérimentations sonores et se forme son propre univers musical, minimaliste et riche à la fois.
Les morceaux relèvent pour certains de mécaniques très rigolotes et pour d’autres donnent l’impression d’organismes balbutiants, de petits insectes que l’on observe à la loupe faire leurs premiers pas comme sur « Monastic bingo ». D’autres enfin comme « Chetamomil(la) » créent de superbes ambiances jazzy ou orientales. Quelques belles nappent assez cinématiques viennent également orner l’album. C’est très varié, c’est très fin et c’est surtout réalisé toujours avec beaucoup d’humour et de fraîcheur (pour exemple ce petit jazz pour mouton de « Sheep news »)
« Where’s the Beef? » est vraiment un album superbe, une sorte d’ovni musical qui surprend par la dextérité et la finesse de ce travail de fourmi qu’a du effectué Filippo Paolini pour réaliser ces créations mais aussi par l’aspect à la fois ludique et très abouti des morceaux.
Une question me taraude cependant: ce n’est pas la voix de Takeshi Kitano sur le tout dernier morceau? – ABSM Log

Igloo Magazine – Okapi is Filippo Paolini who just has a bright, bold style ala Senor Wences meets Meco meets Negativland (sans doom) sampling yesteryear’s quirky Paramount production soundtracks and making them his own. Where’s the Beef? plays like a veritable panoply of lil snippets and hanging chads with lots of humor and just enough soul. If you’re looking for something that is both cartoonish and irreverently smart-ass, this will be in your player a good long time. It plays like a 50’s spy themed commercial for dishwashing liquid. It’s a twisted tongue-in-cheek sleeper; Samba here, Road Runner there –just a thrill-seeker’s ear-fest. If you saw the scene in The (remade) Stepford Wives where Nicole Kidman is walking through the technicolor supermarket, yeah, it’s like that! I love the ease that he uses to play time machine, going from the tick-tock time machine, turning back the hands of the clock to the pulse of post 4 a.m. dancefloor sounds of “Stek House” to the eerie Hawaiian themes toyed with on “Spendo Bene!.” These short snippets are like lil’ burlesque haikus, all shortened and to the point. What makes this different than the cut-ups of others is that the samples are well blended, finely integrated, like a sound landscape that is so intentional and prefabricated that it could put SIM City to shame. Ten thumbs up! – TJ Norris

Cyclic Defrost – Welcome to the zany, somewhat childish world of Italian turntablist and producer Filippo Paolini. The childishness is in reference to the tone of the album, to the level of playfulness, to the youthful exuberance and sheer energy of the music, not necessarily because of the picture book cover art and song titles like sheep news, odd dead dog, chicken candies and monastic bingo. Whilst humour definitely plays an important role in Okapi, Paolini exhibits a bizarre and dexterous approach to sampling; expertly reassembling minute fragments of sound together to craft together a series of cheeky vaguely kitsch electronic jigs and odd sound sculptures that seemingly haphazardly form new pieces. At times there’s a link to the yearning nostalgia of LA producer Daedelus, however Paolini operates in a much broader less beat orientated environment. And the music whilst at times is quite experimental and complex, it always feels so light, colorful and chaotically cheeky. So whilst Okapi makes it clear he knows his chops, touching upon multiple genres and techniques, he is much more content to produce nursery rhyme breakbeats, silly staticy swirls and happy bursts of frenzied glitches that may have your brain dancing, but will definitely have any three year old within earshot bugging out like they just ate a giant plate of sugar. – Bob Baker Fish

Vertical Form – Italian turntabilist Okapi (aka Filippo Paolini) is schooled very much in the sample twattery school of deck cutups, sharing a year photo with Cassette Boy, DJ Yoda and (to an extent…) VVM. Dicing and slicing a whole Virgin Megastore of material into the mix, Okapi seems to thrive on awkward juxtapositions meaning one minute we’re being hammered by a barrage of Craig David and Doris Day, the next we’re enjoying some Sun Ra and DJ Krush. Well sequenced, never too heavy handed with the comic choices and at times quite emotive (he likes his film-scores!), ‘Where’s the Beef’ also has a significant soft spot for Kid 606 style breakcore, peppering it sporadically throughout and making it mucho appealing for the Tigerbeat aficionados out there. Fast paced and belligerent, Okapi is more bothered about the result than the ingredients he uses to get there and with charmingly nutritious output like this I doubt Jamie Oliver will even raise an eyebrow…

Oscilator webzine – I have recently received a copy of the first solo lp by Filippo Paolini a.k.a. Okapi. This Italian artist, on American label, brings us his very complex work in the 23 pieces packed on the cd. Sources of the sound which this very skilful turntablist creates range from John Cage, Sun Ra to Kid 606… Everything is laid down nicely and “Where’s the Beef?” is one pleasant and different experience… I could live without few ethno samples which are thrown in, but overall I like the old skool lounge, jazzy, atmosphere of this record.

Inpress Magazine (Australia) – Welcome to the zany, somewhat childish world of Italian turntablist and producer Filippo Paolini. The childishness is in reference to the tone of the album, to the level of playfulness, to the youthful exuberance and sheer energy of the music, not necessarily because of the picture book cover art and song titles like sheep news, odd dead dog, chicken candies and monastic bingo. Whilst humour definitely plays an important role in Okapi, Paolini exhibits a bizarre and dexterous approach to sampling; expertly reassembling minute fragments of sound together to craft together a series of cheeky vaguely kitsch electronic jigs and odd sound sculptures that seemingly haphazardly form new pieces. At times there’s a link to the yearning nostalgia of LA producer Daedelus, however Paolini operates in a much broader less beat orientated environment. And the music whilst at times is quite experimental and complex, it always feels so light, colorful and chaotically cheeky. So whilst Okapi makes it clear he knows his chops, touching upon multiple genres and techniques, he is much more content to produce nursery rhyme breakbeats, silly staticy swirls and happy bursts of frenzied glitches that may have your brain dancing, but will definitely have any three year old within earshot bugging out like they just ate a giant plate of sugar. – Bob Baker Fish

De-bug – Ah, Inflatabl … das Label vom Rip-Off-Artist ist immer für den funkigsten Sound-Terror gut. Und findet die unglaublichsten Typen in ihren italienischen Dörfern, die sich mit Rechnern auf die Wiese setzen und tagelang an den feinsten Sample-Cut-Up-Tracks arbeiten, die die Welt je gesehen hat. Dabei ist Okapi anerkannter Turntable-Spieler und beherrscht seinen Sample-Editor wie kein Zweiter. Einmal quer durch die Musikgeschichte und zurück. Clicks vs. Klarinette, Polka vs. Amen, verträumt vs. hektisch und immer die Klarheit, dass der digitale See so tief und rein wie nichts anderes ist. Ein Highspeed-Atom-Heart mit orchestraler Vergangeheit und Freude an der Bambule der digitalen Wirklichkeit.

Ah…Inflatabl…Rip-Off Artist’s label is always good for the funkiest sound-terror. further he is able to find the most incredible personas in their italian villages, sitting on the grass with their computers, working for days on the finest sample- cut-up tracks the world has ever seen. okapi is a recognized turntable player and controls his sample-editor like no other. crossing music history once back and forward. clicks vs. clarinet, polka vs. amen, dreamy vs. hectic and always knowing that the digital ocean is so deep and clear like nothing else. a high-speed atom heart (!) with orchestral background and joy on the “bambule” [??] of digital reality. – thaddi

Warp rec. – Okapi is Filippo Paolini, an Italian turntablist who has previously collaborated with Christian Marclay. This is an interesting and varied release on the Rip Off Artist’s Infatabl label proving that anything’s possible with some good source material and a sampler.

Sonomu – Matt Haine´s still-relatively young label releases one of the most impressive debuts in a while. Okapi is a young fellow named Filippo Paolini by his mom and dad, who gives birth to a musical world all his own by combining the most diverse sources imaginable.
Wholly constructed on sampler, turntables, tapes and CDs, you might be tempted to think Plunderphonics or broken beats, but that is too lazy a categorization. The sheer ease with which Okapi sways from drum´n´bass, easy listening shopping music, electronic buzz and squall, Loony Toon soundtracking, a lovely tabla and violin mini-concerto, jazz stylings and oil filter commercials displays both enormous talent, a nimble mind, and a fine sense of humour.
Opening with a faux 20th Century-Fox fanfare, Okapi somehow manages to tease sounds out of an enormous roster of recorded words and music, hardly ever betraying their source, other than on the inner sleeve: Arvo Pärt, Samuel Barber and Francis Poulenc, Alva Noto, Kid 606 and Ø, Ray Conniff, Bert Kaempfert and Doris Day, Lester Bowie, Sun Ra, Univers Zero, Jaques Tati and the Marx Brothers. It is indeed a remarkable feat that, on the one hand, it is nearly impossible for the listener to identify the source material (though no North American, at least, will have trouble with the title track´s source, outtakes from a 1980s hamburger commercial); while on the other, Okapi constructs an album that is so wonderfully diverse and yet so entertainly cohesive. – Stephen Fruitman

Freemusic.cz – V 70. letech povýšila tvorba The Residents práci ve studiu na rovnocenný hudební nástroj. V dnešní dobe mužeme brát za hudební nástroj také pocítac, sampler, gramofon, magnetofon apod. Presne s temito “nástroji” pracuje Ital Filippo Paolini, který si nechává ríkat Okapi. Spolecne s Mauriziem Martusciellim tvorí vážneji pojatý elektro-akustický projekt Metaxu (viz jejich rok staré dílko venované válecným datum posledního století Rumors of… War), podílí se na tvorbe tria Dogon a jako redaktor italského státního rozhlasu spolupracuje se známým avantgardním krotitelem gramofonu Christianem Merclayem. Vratme se ale k objektu našeho zájmu, dlouhohrajícímu debutu projektu Okapi nazvanému Where’s The Beef?.
Jak už název i obal desky naznacuje, nepujde o žádnou temnotu. Fillippo své gramofony nevyužívá k presentaci hip-hopových skills, ale svou pozornost obrací nazpet do 60. – 80. let. Prehrabuje se na smetišti lounge music a nemilosrdne vytrhává jednotlivé fragmenty zaprášených kýcovitých skladeb, aby z nich sestavil po letech skládacku novou, nepomerne experimentálnejší, presto v mých uších mnohem barevnejší a zábavnejší. Tento základ doplnuje další vlnou sberu (viz druhá strana bookletu), který jen dokreslí všežravost hudebních impulsu Okapiho od Alva Noto pres DJ Krushe až k Arvo Pärtovi nebo Gamelan music of Bali. Pres takto širokou paletu vstupních dat pusobí jednotlivé skladby celistve a žive.
Dokonce tak suverénne, že šéf vydavatelství Matt Haines, sám zdatný zvukový experimentátor prezentující svou hudbu pod pseudonymem The Rip Off Artist, si pred podpisem smlouvy vyžádal dukaz, že Filippo neprezentuje ve svých skladbách celé skladby nekoho jiného. Filippo jako dukaz poslal screenshooty jednotlivých skladeb, tak jak je kolážoval ve svém pocítaci. Na nich se zjevily stovky jednotlivých zvukových mikrocástecek v jednotlivých stopách, které tvorí každou správnou plnokrevnou Okapi skladbu. Jedenáct delších skladeb se nese v duchu downtempového dada, tu posunutého smerem ke click’n’cut, jinde pripomínajícího retro legrácky podobne naladených People Like Us. Do celkového poctu 23 príspevku dorovnává Filippo sumu více experimentálními predely, kde se naplno projevila jeho vášen pro hudebne elektronické experimenty všeho druhu. Album Where’s The Beef? je sonická groteska pro znalé. Verím, že kdyby Monthy Pithonuv létající cirkus hledal vhodný hudební doplnek ke svým skecum, hudba Okapi by jim sedla do noty.
75% – Pavel Zelinka

Opuszine – I’ll confess… I was tempted to write off Where’s The Beef? almost within the first 30 seconds, partly because of the silly title (which conjured up all sorts of bad notions) and partly because of the cheesy Casio trumpet fanfare that begins the disc on a rather whimsical note. However, in Økapi’s case, that sense of whimsy is by no means a liability, but rather the disc’s saving grace.
Although the band’s sole member, one Filippo Paolini, is listed as handling samplers, turntables, tapes, and CDs, this is no wannabe bedroom hip-hopper. Rather, the often amusing collages and soundscapes are more inline with the dazzling constructions of, say, The Avalanches. Although the compositions on Where’s The Beef? are nowhere near as intricate and convoluted as those on Since I Left You, Paolini shares the same interest in taking the most disparate of sounds – be it the “bah” of sheeps, sweeping string arrangements, slivers of glitch, meandering horns, Spike Jones-like breaks, chopped up newscasts – and apparently juxtaposing them in the most un-obvious manners possible.
The results are sometimes a bit off the mark – I’d estimate that nearly a third of the disc is more filler than anything else – but then it works, the songs on Where’s The Beef? can yield some startling results. For example, the evocative passage of “Chetamomil(la)”, whose plucked strings, piping flutes, and lazily-strummed guitars conjure up scenes of chilling on a tropical beach, relaxing with a cool drink in hand whilst basking in the golden setting sun. “Stek-House” is full of percolating gurgles, glitches, and stuttering beats. At times, it seems reminiscent of Pizzicato Five’s driving Shibuya pop pastiche, only in a much more muted form.
“Prufolli” is reminiscent of Plone’s whimsical, playful analog melodies, with shimmering synth sounds playing off more humorous, random noises that, for lack of a better description, sound like clown horns. However, “La Fuga Di Sandokan” takes on a much darker, more serious tone – exotic textures and tabla-like percussion combine with orchestral stabs and spiralling strings to create a piece that might function quite well as a score for an espionage thriller. And some garbled voices, which sound like intercepted transmissions, only add to the effect.
Adding to the disc’s overall mercurial nature is the fact that this piece is then further reinterpreted and re-imagined. The insistent rhythms and textures are there, but new sounds are slowly worked into the mix – elegiac guitar drones, some subtle breakbeats, slightly more skewed strings.
It’s this sort of playfulness, this willingness to experiment and tinker with even his own compositions, that ultimately proves to be Økapi’s true appeal. Sure, there are times where you have to wade through some fluff and dross to get to the good stuff, but the good stuff is there, if you’re willing to be patient.
That being said, part of me wishes that Økapi would settle down and get a bit more focused. He hints at so many fascinating sounds, tinkering with them for only a few seconds, perhaps a minute or two at the most, before jumping onto the next one like some hyperactive kid – and I wish he’d more fully explore some of them. But at the same time, I realize that Økapi becoming more focused could easily rob his music of the very spontaneity that makes it so intriguing (and frustrating) in the first place. – Jason Morehead

Skug – Journal für Musik – »The Great Plunder Suite« mag zwar nicht unbedingt der originellste Titel seit der Erfindung des Tonträgers sein, was sich dahinter verbirgt, hat aber durchaus besondere Qualitäten. Dozenten an der »how to abuse turntables, tapes and samples school« waren im Falle von okapi a.k.a. Filipo Paolini John Oswald und Christian Marclay, mit letzterem hat er, ebenso wie mit Metamkine-Musikern, schon zusammengearbeitet. Wobei von, sagen wir mal Strenge und dem Ernst, die z.B. in Metamkines Musik liegen, hier nichts zu merken ist. Sichtbar wird dies schon am Herr Rossi-Style gestaltetem Cover, hörbar an den verwendeten Sounds. minimalistisch bis orchestral, jazzig bis housig, musique concrete von rascheln und knacksen bis zu Drehorgeln. Vor allem aber immer ein Lächeln evozierend. Plunder music zum tanzen, bringt Leben sowohl in abgesoffene Gehirnwindungen als auch müde Beine. – Stefan Parnreiter