Beta

Beta by Zu vs. Økapi

From the CD – Various – What’s Your Function? (A Tribute To Franco Battiato)
Label: Sillyboy ‎– SB007

“Franco Battiato is a Latin Ziggy hovering above planet Earth waiting for his moment…A truly visionary artist striking chest-beating uplifting possibilities in all but the most cynical of us.” -Julian Cope-

released 24 September 2004

Zu vs. Økapi

Bah!

Okapi – Bah! [csr025] (2004)

Artwork: Økapi
Illustration: Camilla Falsini
Check out more information about this free album on its Comfort Stand release page.
This audio is part of the collection: Comfort Stand
Author:
Date: 05.09.04

Spiritual Healing Remix

Spiritual Healing Remix

Label: Psychotica Records ‎– PSY012, Wallace Records ‎– wallace58
Format: Vinyl, 7″, 45 RPM

released 01 January 2004

Artwork [Cover Artwork And Comic Booklet] – Miguel Angel Martin*
Dälek Vs Zu Vs Økapi
Bass – Massimo*
Drums – Jacopo*
Saxophone – Luca*
Turntables – Økapi*

Who Is Playing In The Shadow Of Whom?

Who Is Playing In The Shadow Of Whom?

first release: Wallace records – distr. AUDIOGLOBE
credits:
Bass – Massimo Pupillo
Drums – Maurizio Martusciello
Turntables, Sampler – Økapi

released 05 November 2003

Artwork By – Camilla Falsini

Where’s the beef?

Where’s the beef?

Økapi – Filippo Paolini: Sampler, turntables, tapes & cd’s
Økapi first solo release
all tracks 2003
CD release 2005 – Inflatabl labl (USA)
Illustration: Camilla Falsini

released 23 May 2003


Rewiews

Rumore – L’americana Inflatabl, prima di dare alle stampe quest’opera prima, ha addirittura richiesto a Okapi (alias il romano Filippo Paolini, già Metaxu e Dogon) la “prova” di esserne proprio lui l’autore, tanta era l’incredulità nei confronti della sua “plunderfonica” magnificenza: sono stati poi convinti da schermate di computer che mostravano il certosino lavoro svolto su un’infinità di fonti, in uno spettro che va da Arvo Part a Les Baxter. Già collaboratore del fuoriclasse Marclay, Paolini ha un controllo del taglia-e-incolla paragonabile a un John Oswald, di cui condivide lo humor dadaista e il rigore stilistico : niente gag fini a se stesse e facili effettismi, bensì grande attenzione alla geometria complessiva dei brani e un gusto personalissimo che sunteggia il meglio di tuntablism e glitch-pop in una strepitosa incredibly strange lunge music. – Vittore Baroni

Blow up – Per fare un grande disco bisogna essere innanzitutto dei voraci ascoltatori. E Filippo Paolini, titolare della sigla Okapi, nonché figura di spicco in Metaxu e Dogon, lo è di sicuro. Dal suo primo disco solista si capisce, e non solo per via della chilometrica lista annotata in copertina, come egli abbia ingurgitato e digerito prorio di tutto, dalla musica dei cartoni animati alle grandi orchestre, dall’exotica al jazz, passando per l’elettronica, improvvisazione, etnica, musica classica e colonne sonore…Fin qui forse niente di eccezionale, risulta però davvero incredibile l’abilità del turntablist e manipolatore capitolino nel catturare i vari frammenti, decontestualizzarli e sminuzzarli, e poi ricombinare infinitesimali porzioni di suono con pazienza da amanuense, divertito senso dell’umorismo (e del ridicolo) e formidabile proprietà compositiva. Così nel cut’n’paste vertiginoso si passa ad esempio da Sheep News, tutta belati di pecora e svolazzi orchestrali, alla Fuga di Sandokan, giocattolosa presa in giro di un certo esotismo di maniera, ma è tutto il disco a rivelarsi uno scoppiettante e spassoso tripudio di fantasie musicali in technicolor. (8) – Nicola Catalano

Blow up – Provate a prepararvi un cocktail sonoro in cui versate parti eguali di John Cage, Ray Conniff, Biota, Doris Day, Throbbing Gristle, Dick Hyman, Han Bennink, Kid 606, Steve Lacy, Les Baxter, Furt e Jacques Tati. Potrebbe stendervi al tappeto e invece no: risulterà inebriante e rivitalizzante come un elisir la cui formula magica è nascosta nella mente di Okapi, musicista sui generis già membro di Metaxu e Dogon nonché specie di archivio a due zampe di uno sterminato universo di anomalie sonore carpite qui e là grazie ad interminabili peregrinazioni nella rete o fra le intercapedini della sua notevole collezione di dischi.
“Where’s the Beef ?” è il contenitore che racchiude un’esperienza di ascolti pluriennali rivolti soprattutto all’individuazione di quanto di più bizzarro ed improbabile sia stato prodotto negli ultimi cinquant’anni dall’industria discografica internazionale, qui rielaborato mostrando un grande equilibrio nel montaggio ed un’estrema (e sorprendente) sensibilita melodica: “Per importare i campioni sono partito da piccole improvvisazioni con vinili e cd, smembravo poi il tutto in micro-frammenti (certe volte anche di un solo suono) per poi meticolosamente riassemblare tutto come se fosse un puzzle…Molto spesso non scelgo coscientemente le fonti sonore che userò. Prendo 4 dischi a caso (belli o brutti) e inizio ad improvvisare in maniera piuttosto radicale… Poi, come ho detto prima, inizia il lavoro di copia e incolla. Per questo primo lavoro non ho usato nessun effetto esterno e nell’editing dei campioni ho evitato di filtrare i frammenti. Al massimo qualche fade e riverbero, ma cercando comunque di eliminare la riconoscibilità delle sorgenti. Ho elencato nelle note di copertina tutti i musicisti presenti nella suite, però sfido chiunque a riconoscerli!”.
Frutto di una gestazione lunga e complessa, il cd viene oggi pubblicata dall’etichetta americana Inflatabl Labl. curata da Matt Haines aka Rip Off Artist: “Il disco è nato 1 anno fa nel giro di due mesi piuttosto intensi e interamente montato con un vecchissimo pc. Per ora in America sta ottenendo un successo che non m’aspettavo, e me ne accorgo soprattutto leggendo chart e playlist delle radio universitarie. Mi diverte il fatto che non sia recepito soltanto come un lavoro di musica elettronica e che venga proposto ad un pubblico molto vario. Finora sono uscite molte recensioni positive su riviste americane e canadesi, ma attendo ancora un riscontro dall’Europa”.
A metà fra composizione plagiarista e cut up, “Where’s the Beef” sembra in realtà creatura a se’, caratterizzata da un flusso narrativo costante e coinvolgente in cui si afferma pienamente la personalità dell’autore: “Ho cercato di creare qualcosa di sperimentale (oh che brutta parola!) ma allo stesso tempo leggero, mescolando le carte temporali e stilistiche della musica che ho amato. A distanza di anni ora ci vedo molte ingenuità e ci sono tracce che, se potessi, forse eliminerei. Penso che i prossimi lavori saranno completamente diversi, ma in ogni caso cercherò sempre di sottolineare lo spirito ludico, cosa per me fondamentale!”. – Massimiliano Busti

RomaStyle – Esce finalmente per l’americana Inflatabl Where’s the beef, primo album solista di Okapi. Il manifesto dada di uno dei nomi cardine della scena elettronica romana più avant e spericolata. Un episodio significativo su “Where’s the beef”, primo lavoro solista di Okapi, è il seguente: Matt Haines, aka The Rip Off Artist, prima di decidere se pubblicare o meno l’album sulla sua Inflatabl ha voluto togliersi un sospetto. Colpito dall’enorme numero di sample riportati nella scheda tecnica del promo, Haines si è chiesto se per caso Okapi non stesse semplicemente utilizzando brani interi di musica altrui, vista la straordinaria omogeneità delle diverse tracce. Chiede dunque a Okapi una “prova” del suo lavoro: riceve in cambio delle schermate prese direttamente da una versione antidiluviana di Acid, in cui compaiono centinaia di minuscoli frammenti di campioni, tutti assemblati in un unico flusso sonoro. “Semplicemente incredibile”, è il commento di Haines, messo a bella posta sul sito della stessa Inflatabl. Che poche righe più giù recita, testualmente: “Questa è senz’altro la musica più bella che la nostra etichetta abbia mai prodotto”.
Facciamo un passo indietro. Per la cronaca Okapi altri non è che Filippo Paolini, da Roma. Qualcuno già lo conoscerà per il suo coinvolgimento nel progetto Metaxu, insieme a Maurizio Martuscello, o per i Dogon, insieme agli Zu. Altri probabilmente lo conosceranno per essere il curatore del sito Glubibulgà (www.slap-press.com), straordinario concentrato di stranezze scovate qua e là nella rete. Personalmente il mio primo contatto con lui risale a oltre dieci anni fa, quando trovai a un banchetto del Forte Prenestino una cassetta dall’esplicativo titolo de “La rivoluzione industriale”. Era uno di quei nastri autoprodotti, composto a mo’ di compilation da un ignoto curatore che metteva in fila le sue tracce preferite di “industrial music”. Sulla copertina fotocopiata in bianco e nero, l’unico credit disponibile era quello della fantomatica etichetta pirata che ne aveva curato la diffusione: Slap Press. Un nome che nel corso degli anni ha continuato a ricorrere, messo in calce a progetti di tutti i tipi. Uno dei più recenti consisteva in una serie di raccolte intitolate “Music for Children”, un concentrato di strange music e follie soniche di ogni sorta, a volte talmente assurde da domandarsi “ma dove l’avranno trovato questo?”. Rispetto a “La rivoluzione industriale” era cambiato il supporto: dal nastro si era passati al cd. Ma la mente dell’operazione rimaneva la stessa: Filippo Paolini aka Slap Press aka Okapi, agitatore culturale e autentica enciclopedia musicale al tempo stesso, un personaggio che evidentemente non ha paura di passare in maniera indefessa dalle asperità dell’industrial sound alle gioiose canzoncine per bambini degli anni ’50.
L’episodio che ho raccontato dovrebbe già di per sé essere indicativo di come l’approccio alla materia musicale di Filippo Paolini sia eterodosso e spiazzante. A fare da collante tra le diverse incarnazioni del nostro, resta l’interesse per le sonorità meno allineate e inusuali, che siano queste di taglio elettronico, pop, o più vagamente “sperimentali”. Quindi se avete presente le elucubrazioni elettroacustiche di Metaxu, o il jazzcore sporcato di elettronica di Dogon, sappiate che Okapi viaggia per altri lidi. “Where’s the beef” è il primo album a uscire sotto questo moniker, ed è veramente, come recita il sito di Inflatabl, un lavoro incredibile. Concettualmente siamo molto vicini al cut and paste di gente come People Like Us e Wobbly, decisamente virato in chiave pop. Ma il fatto che l’album esca per un’etichetta come Iflatabl, nota perlopiù per le sue produzioni di elettronica dance ricercata e sopra le righe, aiuta a individuare altre chiavi di lettura. In primo luogo, “Where’s the beef” è un lavoro divertente, oserei dire “frizzante” se non fosse che detesto il termine. Il continuo uso di campioni presi dalle “Music for children” di cui sopra, da musichette strange e canzoni anteguerra, produce un bombardamento di schizzi saltellanti e svirgolate assurdiste, capaci – è vero – di mettere immediatamente di buon umore. Ma le cose non sono mai come sembrano, e infatti la lista dei sample continua con gente come Arvo Part, John Adams, Steve Reich e John Cage, col risultato che soprattutto la parte centrale dell’album trasudi di umori inquieti e atmosfere dense. Ogni tanto le tracce assumono la forma di un abstract hip hop che non sfigurerebbe in casa Anticon, più spesso siamo nei pressi di un’elettronica sperimentale e ironica al tempo stesso, in un ideale incrocio tra Matmos, Daedelus e Mouse On Mars. Ma ugualmente i nomi servono a poco, tanta è la peculiarità dell’album nel suo insieme. La cosa più chiara semmai è che Filippo Paolini, nel suo progetto Okapi, fa tesoro della sua esperienza di turntablist creativo (chi l’ha visto ai piatti sa cosa intendo), che tra l’altro l’ha portato recentemente ad esibirsi per la Rai insieme al maestro assoluto Christian Marclay.
Descrivere a parole “Where’s the beef” non è cosa facile. Si rischia di mancare il bersaglio e di fornire indicazioni depistanti. Certo è che se volete il solito disco di “elettronica sperimentale”, “Where’s the Beef” potrebbe – a seconda dei casi – urtarvi i nervi o incastrarvi in degenerazioni cerebrali. Forse il metodo più semplice per accostare l’album è partire dalla copertina, opera di Camilla Falsini delle Serpe In Seno, il trio di illustratrici romane che negli ultimi mesi è diventato un autentico culto sia nella capitale che fuori. Le atmosfere surreali, tra il grottesco e l’allucinato, che riempiono i sample di Okapi sono in fondo già tutte lì. Ma delle Serpe In Seno parleremo a breve, promesso. Per il momento potreste cominciare dai “suoni scorretti” di Glubibulgà, e da lì partire per un’odissea sonica che mette insieme Gargantua e Pantagruele, spericolatezze dada, magnetofoni in bianco e nero e coloratissimi squarci iperpop. – Thalido

Rockerilla – Già al lavoro coi mirabili Metaxu e Dogon, Okapi arriva al debutto solista con un disco che ha tutto l’aspetto di uno sfogo. Un’ondata di stimoli sonori provenienti da epoche diverse ma riassemblate con elegante maestria, roba da far pensare ad un Daedelus di provenienza italiana caduto in amore con sample di vecchi album in vinile. La sua predilezione per gli archi e per le malinconiche sountrack di fine anni sessanta si intreccia con momenti di grazia alla Progressive Form (Stek-house”) o con divertenti marcette per cartoon d’autore (”Pruffoli”). Le raffinatezze di “Coffee…e a nanna” accomunano “where’s the beef?” agli esordi di Balduin, ma l’album di Okapi possiede molte più sfumature che permettono una virata verso una maggior ricercatezza formale. Staremo a vedere quale indirizzo prevarrà in un prossimo (auspicabile) lavoro. **** – Michele Casella

Neural – Un flusso sonoro senza sosta alcuna, frutto d’infiniti montaggi ma volutamente delicato nella manipolazione finale dei tantissimi suoni raccolti, ridotti a brandelli in sample che diventano particelle elementari. Ardite le provenienze, insolite le procedure (o quasi) per la scena nostrana, fanno dell’esordio sotto il moniker di Okapi (in realtà Filippo Paolini, ovvero parte di Metaxu e Dogon) un felice esempio della maestria e multiforme italica creatività (che s’esprime in questo caso grazie alla produzione statunitense della Infatabl Labl, etichetta di Matt Haines/The Rip Off Artist). S’intrecciano i sapori che riportano alla prima elettronica exotica (ricordate Dick Hyman), virati dall’esperienza acquisita come turntablist d’avanguardia (a fianco nientemeno che di Christian Marclay), celando il più possibile le origini, limando i passaggi, con leggerezza e naturale propensione per le sonorità aliene. Ventitrè le tracce, dodici intermezzi e undici brani, combinazioni tagliate e taglienti d’un attitudine ‘plunderfonica’ virale. Efficace anche l’artwork opera di Camilla Falsini delle Serpe In Seno, trio di illustratrici romane ultimamente assai attivo. – Aurelio Cianciotta

Il Manifesto – Alias – Virtuoso ai limiti del plagio, avvezzo a creare “qualcosa di bello usando solo campioni di musica brutta”, Filippo Paolini racconta la gioia di mettere ordine in un mondo di suoni governato dal caos. Stasera al Forte Prenestino.
Dice: tieni presente che Økapi non lo conosce nessuno. Ma come, non lo sai? “L’okapi è un mammifero scoperto da un ingegnere acusmatico nel 1901 e vive allo stato selvaggio nella foresta di Ituri nell’Alto Zaire…. È conosciuto anche come ‘giraffa scema della foresta’. È l’unico mammifero in grado di pulirsi le orecchie con la sua stessa lingua, pur di riuscire a captare le melodie bislacche della natura!… In questi ultimi anni ha suonato per i riti tribali dei Dogon (Massimo_Zu e Martux_m) e per i deliri intimisti dei Metaxu, ma spesso predilige la solitudine e così pubblica in solo un inno alla protofonia (Where’s the beef?) per Inlfatabl.rec (piccola etichetta di una prateria americana)”.
Quella che hai appena letto è parte dell’autobiografia romanzata del nostro Økapi, alias Filippo Paolini, che ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza seguendo la famiglia in giro per il mondo. Infatti, è con una certa noncuranza che rilascia dichiarazioni del tipo: “ho vissuto 4 anni alle bermuda”, oppure “mia madre si è risposata con un italiano quando avevo 6 anni, infatti non ho idea di cosa faccio qui!!!”, o ancora “la mia madrelingua è stata l’inglese, il bello è che l’ho completamente scordato; penso ancora in francese, nonostante i 25 anni (vive in italia da 25 anni, ndr)”. Come che sia, in barba all’idea che i bambini abbiano bisogno di stabilità e di riferimenti certi, Økapi/Filippo dà l’impressione di essere un uomo allegro, un uomo che si vuole bene, e quindi la sua opera, da cui è impossibile distinguerlo e, si direbbe, distoglierlo, poiché è un perfezionista, la sua opera, si diceva, è leggibile direttamente sul piano del gesto, perché tutto il resto, ossia il fraintendibile, egli lo evita. E cosa fa? raccoglie frammenti a centinaia, “soprattutto tra le cose che non mi somigliano”, come dice, e li riunisce e assembla e armonizza fino a ‘creare’ un nuovo pezzo, operazione certosina che può prendergli, nei casi più disperati, anche una settimana di tempo. Lo chiamano plagiarismo e – chiaro – confina col plagio, un’adiacenza che rivela il lato sensuale della contaminazione e se ne appropria. Su di lui, sul suo modo, circola il seguente aneddoto: prima di ‘firmarlo’, il proprietario della Inflatabl volle assicurarsi che Økapi non commettesse plagio utilizzando intere sezioni di musica rubata; Filippo (Paolini) gli mandò alcune tracce di lavoro, dove frammenti minuscoli formavano visibilmente un intero totalmente nuovo e originale, e lo convinse. È infatti difficilissimo risalire alle fonti da cui trae i suoi campionamenti. “Qualche anno fa trovai splendida l’idea di Solex di fare musica usando solo campioni di musica brutta per creare qualcosa di bello”, e ancora: “non so – dice – assomiglio molto a casa mia… prima di fare qualsiasi cosa, tutto deve essere pulito e ordinato… ma giuro, non so perché… la sera poi, dopo aver trafficato tutto il giorno, qui dentro (nello studio, ndr) c’è il kaos totale, e al mattino è un piacere immenso rimettere tutto al suo posto… e forse per la musica faccio lo stesso”, come se alla sua mente la musica prodotta in generale non fosse che confusione da risistemare con gioia: decisamente un passo avanti rispetto al giudizio, contenuto in Solex (musicista olandese), su cosa sia bello, anzi, al concetto stesso di bello.
Where’s the beef? contiene 23 tracce, 12 intermezzi e 11 brani: “gli intermezzi sono più legati all’improvvisazione e all’elettroacustica ma sono brevi semplicemente perchè penso che sicuramente divertono me, ma meno l’ascoltatore”; i brani, durevoli, come canzoni, intorno ai 3 minuti e mezzo, sono un curioso concentrato di ironia e dolcezza, la cui intima coerenza è incredibile se si conoscono i presupposti, viceversa è la rappresentazione dell’anima semplice del musicista Økapi, una semplicità costruita, come in architettura, sulla tensione degli elementi. Se i campioni che utilizza fossero i tasselli di un puzzle, egli li userebbe come se provenissero da un tangram, dove la figura non è data a priori, perché spesso, come dice, pur avendo un’idea di partenza, “provando alcune combinazione sono affascinato dall’imprevedibile risultato e quindi cambio rotta: totale deriva!”. Menzione speciale per la traccia numero 2, Sheep News, che – l’ho sperimentato – può da sola trasformare in meglio un pomeriggio di cattive vibrazioni.
Notizie utili: il disco di cui abbiamo(in un certo senso) parlato è distribuito da risonanza-magnetica.com, in alternativa è reperibile contattando direttamente l’autore sul suo (magnifico) sito slap-press.com. Chi bruciasse dalla voglia di ascoltare Okapi dal vivo può farlo stasera stessa, verso mezzanotte, alla mostra del fumetto di Forte Prenetino. Chi invece cercasse l’ormai famigerata “Pignottimi d’Aprosi!” può trovarla online nella selecta #3 di Radiodd (radiodd.com) – Mauro Mazzetti

EAR/Rational Music – “Okapi is Filippo Paolini, an Italian turntablist and sample cutup artist. Filippo has recorded as one half of the duo Metaxu (with Maurizio Martusciello) and also the trio Dogon, and he’s performed on RAI (Italian state radio) and collaborated with noted avant-turntablist Christian Marclay.
Where’s the Beef? marks the first solo album from Okapi. Okapi uses his turntables and computer to create music completely outside of the hip-hop school of chopped up music. Instead he has created an album that veers from orchestral to lounge to quirky experimental music, while maintaining a delicate and spacious sound throughout. His skill at sample manipulation is really quite amazing.
Matt Haines, aka The Rip Off Artist and the owner of the label, has asked repeatedly ‘how does he do that?!’ (And Matt’s no slouch behind the sampler controls!) In fact, before the label would sign Filippo they asked for proof that he wasn’t just lifting entire sections of music from other sources. When he sent screen shots of his computer, there it was: hundreds of miniscule sample fragments, all connected into an seamless whole. Simply incredible.”
This is no doubt the most beautiful music INFLATABL has released so far.

Groove magazine – Emerging from the RIAA-bating school that has produced Negativland, Kid606 and dj Rupture, italian turntable wizard Okapi is the Dean Martin of the sampler set, bashing out super-lounge, kitchy hip-hop and supernatural narratives on his tables and MPC. He’s what you’d imagine Kid606’s more polite brother, or Kid Koala’s obnoxious, Sinatra-obsessed sibling would sound like-energetic, insightful and ever the prankster.
Sutured together from around two million bits, bobs, and pieces, Where’s the beef? is a sample-maven’s wet dream come true, crammed with enough sarcastic turntablism to make the X-Ecutioners sit up and take notice. While it’s a marvel of phonographic science, those looking for actual songs will find little solace in the blippy “Monatic Bingo”, or the dervish-like stabs of “Break Pitt”. Even the most interesting and intricate ideas here are splintered “gratta e annusa” ends just as its getting interesting and “Coffee…e a Nanna” needs about two more minutes to percolate into perfection.
Paolini’s technique is without flaw, and should he develop songwriting chops to match, he’s likely to drag his two turntables and microphone straight into the limelight.- Jason Jackowiak

Vital – Staalplaat – It’s the new Inflatabl Labl release! And here’s the story: as I got this cd, the first time I listened to it was on a disc-man and with headphones, while walking outside in the city from one place to other. Being curious to hear it, I stopped and sat on a bench near a children’s playground, amused by the music. Suddenly a foot-ball rolled over in front of me and then is when I noticed the little boy who was playing by himself, shooting the ball in different directions on the grass field in front of the bench I was sitting on. Then I realised he was actually looking for a companion to play with. Pity I didn’t have much time and wasn’t that much in a mood for that, so I just stood up, still with headphones and Okapi’s cd playing, and just shoot the ball back to him. That’s the moment when Okapi’s music was most suitable with the general atmosphere, the idea of playfulness. Okapi is the Italian turntablist and sample cutup artist Filippo Paolini. I’ve heard him before as a part of Metaxu and Dogon, where the styles are contemporary electro-acoustic and jazzcore of a quite captivating kind. This, however, is his first solo album, totally different compared to Metaxu. There are 23 tracks on the album, all excursions into the playfulness of sounds, getting nearest maybe to jazz and more abstract hip-hop, with all the samples and beats skillfully combined and connected. Having in mind that Inflatabl Labl is (or tends to be) mostly a dance oriented label, may give a better and more complete picture of the music. From one of my more favourite dance labels, comes this certainly the most directly playful music they’ve released so far. Eccelente! -(BR)

Gaz-Eta – “Where’s the Beef?” is a debut solo release by an Italian turntablist and sample cutup artists Okapi, aka Filippo Paolini. Better known as one half of Metaxu [with Maurizio Martusciello] as well as an important member of Dogon, Filippo turns the spotlight on the art of borrowing or stealing [as some call it]. Stealing [or plunderphonia, as it’s come to be known] is a delicate term. I mean, are you really stealing if you’re only appropriating tiny, miniscule half a second sections of an original piece to make a larger piece, that in turn becomes your own. You put hundreds of these smaller sections into one great big whole and it sounds like an entirely new creation. Who does Okapi steal from, you ask? Nobody is safe in his world. People such as John Adams, Alva-Noto, Arvo Part, Willem Breuker, John Cage, Gamelan Music of Bali, Kid 606, Barre Phillips, Sun Ra, Vomit Lunch, Zelwer, ZNR and hundreds of others. He does it with such precision and grace that in no sense or form will you be able to recognize the original source recordings. His aim is not to glorify the source record, but to make a new, coherent piece that stands on its own two feet. The end result is not chaotic by any means, but rather maintains an aura of an orchestrated calm [which could easily fall in the realm of orchestral music even] and collective peace. His sampler, turntable, tapes and CDs all come in handy on his journey. [Filippo is so efficient in placing little snippets of other people’s work that before Inflatabl Labl would sign him, its’ owner, The Rip Off Artist asked him for proof that he wasn’t simply lifting entire sections of music from other sources. As proof, Filippo sent screen shots of his computer, where tiny sample fragments where clearly visible as part of a new, connected whole.] The trip is essentially a success as traces of lifted works became the tools in the process to create the new work. If we take the beef to be original source material, then this CD is very appropriately titled – “Where’s the Beef?”, as the beef is nowhere to be found. – Tom Sekowski

Loop – Son veinte y tres temas en este álbum que cubre una amplia gama de estilos musicales y artistas quienes están mencionados en los créditos del disco, ya que este músico italiano quien utiliza tornamesas y software musical crea un álbum ecléctico de sonidos sampleados que han sido cortado por Filippo Paolini.
Lo que es interesante en este CD es que Paolini reúne y mezcla diferentes sonidos que entregan al escucha la sensación que una pieza ambient puede ser mezclada perfectamente con una música exótica/Lounge, o música contemporánea encajar muy bien con tambores tribales, o una sesión de jazz fusionarse con música del Lejano Oriente, o bien con los microritmos digitales.
Ciertamente este collage de música está compuesto con mucho gusto porque crea diferentes historias y situaciones que son absolutamente impredecibles. Más info. en www.inflatabl.com

Twenty three tracks on the album that spread over a wind range of music styles and artists who are in the credits of the CD inner sleeve, as this Italian artist who uses his turntables and musical software create an eclectic album with a numberless of sample sounds cut-up by Filippo Paolini.
What’s amazing about this CD is that Paolini joins and mixes different sounds that give to the listener the feeling that a ambient piece can be mix-up properly with an exotica/lounge music or a contemporary music can fix so well with tribal drums, or a jazz session blended with an Eastern music or digital microrhythm. Certainly this collage of music is composed with a very good taste because create different stories and situations which absolutely unpredictable. More info. at www.inflatabl.com – Guillermo Escudero

Autres Directions – Økapi marque une rupture nette dans le catalogue du label Inflatabl, propre label et refuge de The Rip Off Artist. Bien loin des artistes électroniques à la musique dansante qui sont hébergés par cette structure, l’ italien Filippo Paolini travaille à partir de platines, et nous l’avions découvert par sa participation au duo Metaxu (sur No Type Records).
Le premier choc est visuel. Loin des pochettes plutôt graphiques qui composent l’artwork d’Inflatabl, la couverture d’Økapi est une jolie illustre enfantine. Le second est auditif : l’artiste italien manipule les sons et délivre une musique souple et ludique, qui mélange allègrement samples datés et orchestraux, esprit hip-hop, pincée de house et soupçon de jazz, plus quelques expérimentations. L’ensemble ressemble à des vignettes d’un autres temps (23 en 50 minutes) que viennent parfois compléter des rythmiques plus précises et actuelles. Paolini découvre et dépoussière de vieux fragments musicaux, les colle minutieusement pour obtenir des musiques qui sonnent comme provenant d’enregistrements des années 30 à 50, puis les retraite avec modernité, soit dans la structure, soit dans le rythme. L’univers onirique de Where’s The Beef peut parfois être rapproché de celui de Daedelus.
Where’s The Beef est une chouette surprise, amusante, relevée, variée. Et une double bonne surprise quand on connaît le label Inflatabl. – stephane

Absm-log – J’ai craqué récemment pour cet album tout plein de candeur sorti sur le label Inflatabl de The Rip Off Artist.
Økapi (alias Filippo Paolini) est un amateur de platines vynil et de découpes de sons qui sur cet album a manipulé un nombre incalculable de petits fragments sonores des plus divers comme base de création d’une nouvelle oeuvre à part entière. Ca peut sembler chaotique au début tellement les sonorités sont multiples mais on se rend très vite compte au fil de l’écoute non seulement de l’énorme travail effectué mais surtout de la cohérence du résultat, réellement magnifique.
Økapi a utilisé à la fois les platines vynil et l’ordinateur pour créer quelque chose qui est issu des techniques Hip-Hop et Dance mais qui s’en échappe complètement, qui part dans des expérimentations sonores et se forme son propre univers musical, minimaliste et riche à la fois.
Les morceaux relèvent pour certains de mécaniques très rigolotes et pour d’autres donnent l’impression d’organismes balbutiants, de petits insectes que l’on observe à la loupe faire leurs premiers pas comme sur « Monastic bingo ». D’autres enfin comme « Chetamomil(la) » créent de superbes ambiances jazzy ou orientales. Quelques belles nappent assez cinématiques viennent également orner l’album. C’est très varié, c’est très fin et c’est surtout réalisé toujours avec beaucoup d’humour et de fraîcheur (pour exemple ce petit jazz pour mouton de « Sheep news »)
« Where’s the Beef? » est vraiment un album superbe, une sorte d’ovni musical qui surprend par la dextérité et la finesse de ce travail de fourmi qu’a du effectué Filippo Paolini pour réaliser ces créations mais aussi par l’aspect à la fois ludique et très abouti des morceaux.
Une question me taraude cependant: ce n’est pas la voix de Takeshi Kitano sur le tout dernier morceau? – ABSM Log

Igloo Magazine – Okapi is Filippo Paolini who just has a bright, bold style ala Senor Wences meets Meco meets Negativland (sans doom) sampling yesteryear’s quirky Paramount production soundtracks and making them his own. Where’s the Beef? plays like a veritable panoply of lil snippets and hanging chads with lots of humor and just enough soul. If you’re looking for something that is both cartoonish and irreverently smart-ass, this will be in your player a good long time. It plays like a 50’s spy themed commercial for dishwashing liquid. It’s a twisted tongue-in-cheek sleeper; Samba here, Road Runner there –just a thrill-seeker’s ear-fest. If you saw the scene in The (remade) Stepford Wives where Nicole Kidman is walking through the technicolor supermarket, yeah, it’s like that! I love the ease that he uses to play time machine, going from the tick-tock time machine, turning back the hands of the clock to the pulse of post 4 a.m. dancefloor sounds of “Stek House” to the eerie Hawaiian themes toyed with on “Spendo Bene!.” These short snippets are like lil’ burlesque haikus, all shortened and to the point. What makes this different than the cut-ups of others is that the samples are well blended, finely integrated, like a sound landscape that is so intentional and prefabricated that it could put SIM City to shame. Ten thumbs up! – TJ Norris

Cyclic Defrost – Welcome to the zany, somewhat childish world of Italian turntablist and producer Filippo Paolini. The childishness is in reference to the tone of the album, to the level of playfulness, to the youthful exuberance and sheer energy of the music, not necessarily because of the picture book cover art and song titles like sheep news, odd dead dog, chicken candies and monastic bingo. Whilst humour definitely plays an important role in Okapi, Paolini exhibits a bizarre and dexterous approach to sampling; expertly reassembling minute fragments of sound together to craft together a series of cheeky vaguely kitsch electronic jigs and odd sound sculptures that seemingly haphazardly form new pieces. At times there’s a link to the yearning nostalgia of LA producer Daedelus, however Paolini operates in a much broader less beat orientated environment. And the music whilst at times is quite experimental and complex, it always feels so light, colorful and chaotically cheeky. So whilst Okapi makes it clear he knows his chops, touching upon multiple genres and techniques, he is much more content to produce nursery rhyme breakbeats, silly staticy swirls and happy bursts of frenzied glitches that may have your brain dancing, but will definitely have any three year old within earshot bugging out like they just ate a giant plate of sugar. – Bob Baker Fish

Vertical Form – Italian turntabilist Okapi (aka Filippo Paolini) is schooled very much in the sample twattery school of deck cutups, sharing a year photo with Cassette Boy, DJ Yoda and (to an extent…) VVM. Dicing and slicing a whole Virgin Megastore of material into the mix, Okapi seems to thrive on awkward juxtapositions meaning one minute we’re being hammered by a barrage of Craig David and Doris Day, the next we’re enjoying some Sun Ra and DJ Krush. Well sequenced, never too heavy handed with the comic choices and at times quite emotive (he likes his film-scores!), ‘Where’s the Beef’ also has a significant soft spot for Kid 606 style breakcore, peppering it sporadically throughout and making it mucho appealing for the Tigerbeat aficionados out there. Fast paced and belligerent, Okapi is more bothered about the result than the ingredients he uses to get there and with charmingly nutritious output like this I doubt Jamie Oliver will even raise an eyebrow…

Oscilator webzine – I have recently received a copy of the first solo lp by Filippo Paolini a.k.a. Okapi. This Italian artist, on American label, brings us his very complex work in the 23 pieces packed on the cd. Sources of the sound which this very skilful turntablist creates range from John Cage, Sun Ra to Kid 606… Everything is laid down nicely and “Where’s the Beef?” is one pleasant and different experience… I could live without few ethno samples which are thrown in, but overall I like the old skool lounge, jazzy, atmosphere of this record.

Inpress Magazine (Australia) – Welcome to the zany, somewhat childish world of Italian turntablist and producer Filippo Paolini. The childishness is in reference to the tone of the album, to the level of playfulness, to the youthful exuberance and sheer energy of the music, not necessarily because of the picture book cover art and song titles like sheep news, odd dead dog, chicken candies and monastic bingo. Whilst humour definitely plays an important role in Okapi, Paolini exhibits a bizarre and dexterous approach to sampling; expertly reassembling minute fragments of sound together to craft together a series of cheeky vaguely kitsch electronic jigs and odd sound sculptures that seemingly haphazardly form new pieces. At times there’s a link to the yearning nostalgia of LA producer Daedelus, however Paolini operates in a much broader less beat orientated environment. And the music whilst at times is quite experimental and complex, it always feels so light, colorful and chaotically cheeky. So whilst Okapi makes it clear he knows his chops, touching upon multiple genres and techniques, he is much more content to produce nursery rhyme breakbeats, silly staticy swirls and happy bursts of frenzied glitches that may have your brain dancing, but will definitely have any three year old within earshot bugging out like they just ate a giant plate of sugar. – Bob Baker Fish

De-bug – Ah, Inflatabl … das Label vom Rip-Off-Artist ist immer für den funkigsten Sound-Terror gut. Und findet die unglaublichsten Typen in ihren italienischen Dörfern, die sich mit Rechnern auf die Wiese setzen und tagelang an den feinsten Sample-Cut-Up-Tracks arbeiten, die die Welt je gesehen hat. Dabei ist Okapi anerkannter Turntable-Spieler und beherrscht seinen Sample-Editor wie kein Zweiter. Einmal quer durch die Musikgeschichte und zurück. Clicks vs. Klarinette, Polka vs. Amen, verträumt vs. hektisch und immer die Klarheit, dass der digitale See so tief und rein wie nichts anderes ist. Ein Highspeed-Atom-Heart mit orchestraler Vergangeheit und Freude an der Bambule der digitalen Wirklichkeit.

Ah…Inflatabl…Rip-Off Artist’s label is always good for the funkiest sound-terror. further he is able to find the most incredible personas in their italian villages, sitting on the grass with their computers, working for days on the finest sample- cut-up tracks the world has ever seen. okapi is a recognized turntable player and controls his sample-editor like no other. crossing music history once back and forward. clicks vs. clarinet, polka vs. amen, dreamy vs. hectic and always knowing that the digital ocean is so deep and clear like nothing else. a high-speed atom heart (!) with orchestral background and joy on the “bambule” [??] of digital reality. – thaddi

Warp rec. – Okapi is Filippo Paolini, an Italian turntablist who has previously collaborated with Christian Marclay. This is an interesting and varied release on the Rip Off Artist’s Infatabl label proving that anything’s possible with some good source material and a sampler.

Sonomu – Matt Haine´s still-relatively young label releases one of the most impressive debuts in a while. Okapi is a young fellow named Filippo Paolini by his mom and dad, who gives birth to a musical world all his own by combining the most diverse sources imaginable.
Wholly constructed on sampler, turntables, tapes and CDs, you might be tempted to think Plunderphonics or broken beats, but that is too lazy a categorization. The sheer ease with which Okapi sways from drum´n´bass, easy listening shopping music, electronic buzz and squall, Loony Toon soundtracking, a lovely tabla and violin mini-concerto, jazz stylings and oil filter commercials displays both enormous talent, a nimble mind, and a fine sense of humour.
Opening with a faux 20th Century-Fox fanfare, Okapi somehow manages to tease sounds out of an enormous roster of recorded words and music, hardly ever betraying their source, other than on the inner sleeve: Arvo Pärt, Samuel Barber and Francis Poulenc, Alva Noto, Kid 606 and Ø, Ray Conniff, Bert Kaempfert and Doris Day, Lester Bowie, Sun Ra, Univers Zero, Jaques Tati and the Marx Brothers. It is indeed a remarkable feat that, on the one hand, it is nearly impossible for the listener to identify the source material (though no North American, at least, will have trouble with the title track´s source, outtakes from a 1980s hamburger commercial); while on the other, Okapi constructs an album that is so wonderfully diverse and yet so entertainly cohesive. – Stephen Fruitman

Freemusic.cz – V 70. letech povýšila tvorba The Residents práci ve studiu na rovnocenný hudební nástroj. V dnešní dobe mužeme brát za hudební nástroj také pocítac, sampler, gramofon, magnetofon apod. Presne s temito “nástroji” pracuje Ital Filippo Paolini, který si nechává ríkat Okapi. Spolecne s Mauriziem Martusciellim tvorí vážneji pojatý elektro-akustický projekt Metaxu (viz jejich rok staré dílko venované válecným datum posledního století Rumors of… War), podílí se na tvorbe tria Dogon a jako redaktor italského státního rozhlasu spolupracuje se známým avantgardním krotitelem gramofonu Christianem Merclayem. Vratme se ale k objektu našeho zájmu, dlouhohrajícímu debutu projektu Okapi nazvanému Where’s The Beef?.
Jak už název i obal desky naznacuje, nepujde o žádnou temnotu. Fillippo své gramofony nevyužívá k presentaci hip-hopových skills, ale svou pozornost obrací nazpet do 60. – 80. let. Prehrabuje se na smetišti lounge music a nemilosrdne vytrhává jednotlivé fragmenty zaprášených kýcovitých skladeb, aby z nich sestavil po letech skládacku novou, nepomerne experimentálnejší, presto v mých uších mnohem barevnejší a zábavnejší. Tento základ doplnuje další vlnou sberu (viz druhá strana bookletu), který jen dokreslí všežravost hudebních impulsu Okapiho od Alva Noto pres DJ Krushe až k Arvo Pärtovi nebo Gamelan music of Bali. Pres takto širokou paletu vstupních dat pusobí jednotlivé skladby celistve a žive.
Dokonce tak suverénne, že šéf vydavatelství Matt Haines, sám zdatný zvukový experimentátor prezentující svou hudbu pod pseudonymem The Rip Off Artist, si pred podpisem smlouvy vyžádal dukaz, že Filippo neprezentuje ve svých skladbách celé skladby nekoho jiného. Filippo jako dukaz poslal screenshooty jednotlivých skladeb, tak jak je kolážoval ve svém pocítaci. Na nich se zjevily stovky jednotlivých zvukových mikrocástecek v jednotlivých stopách, které tvorí každou správnou plnokrevnou Okapi skladbu. Jedenáct delších skladeb se nese v duchu downtempového dada, tu posunutého smerem ke click’n’cut, jinde pripomínajícího retro legrácky podobne naladených People Like Us. Do celkového poctu 23 príspevku dorovnává Filippo sumu více experimentálními predely, kde se naplno projevila jeho vášen pro hudebne elektronické experimenty všeho druhu. Album Where’s The Beef? je sonická groteska pro znalé. Verím, že kdyby Monthy Pithonuv létající cirkus hledal vhodný hudební doplnek ke svým skecum, hudba Okapi by jim sedla do noty.
75% – Pavel Zelinka

Opuszine – I’ll confess… I was tempted to write off Where’s The Beef? almost within the first 30 seconds, partly because of the silly title (which conjured up all sorts of bad notions) and partly because of the cheesy Casio trumpet fanfare that begins the disc on a rather whimsical note. However, in Økapi’s case, that sense of whimsy is by no means a liability, but rather the disc’s saving grace.
Although the band’s sole member, one Filippo Paolini, is listed as handling samplers, turntables, tapes, and CDs, this is no wannabe bedroom hip-hopper. Rather, the often amusing collages and soundscapes are more inline with the dazzling constructions of, say, The Avalanches. Although the compositions on Where’s The Beef? are nowhere near as intricate and convoluted as those on Since I Left You, Paolini shares the same interest in taking the most disparate of sounds – be it the “bah” of sheeps, sweeping string arrangements, slivers of glitch, meandering horns, Spike Jones-like breaks, chopped up newscasts – and apparently juxtaposing them in the most un-obvious manners possible.
The results are sometimes a bit off the mark – I’d estimate that nearly a third of the disc is more filler than anything else – but then it works, the songs on Where’s The Beef? can yield some startling results. For example, the evocative passage of “Chetamomil(la)”, whose plucked strings, piping flutes, and lazily-strummed guitars conjure up scenes of chilling on a tropical beach, relaxing with a cool drink in hand whilst basking in the golden setting sun. “Stek-House” is full of percolating gurgles, glitches, and stuttering beats. At times, it seems reminiscent of Pizzicato Five’s driving Shibuya pop pastiche, only in a much more muted form.
“Prufolli” is reminiscent of Plone’s whimsical, playful analog melodies, with shimmering synth sounds playing off more humorous, random noises that, for lack of a better description, sound like clown horns. However, “La Fuga Di Sandokan” takes on a much darker, more serious tone – exotic textures and tabla-like percussion combine with orchestral stabs and spiralling strings to create a piece that might function quite well as a score for an espionage thriller. And some garbled voices, which sound like intercepted transmissions, only add to the effect.
Adding to the disc’s overall mercurial nature is the fact that this piece is then further reinterpreted and re-imagined. The insistent rhythms and textures are there, but new sounds are slowly worked into the mix – elegiac guitar drones, some subtle breakbeats, slightly more skewed strings.
It’s this sort of playfulness, this willingness to experiment and tinker with even his own compositions, that ultimately proves to be Økapi’s true appeal. Sure, there are times where you have to wade through some fluff and dross to get to the good stuff, but the good stuff is there, if you’re willing to be patient.
That being said, part of me wishes that Økapi would settle down and get a bit more focused. He hints at so many fascinating sounds, tinkering with them for only a few seconds, perhaps a minute or two at the most, before jumping onto the next one like some hyperactive kid – and I wish he’d more fully explore some of them. But at the same time, I realize that Økapi becoming more focused could easily rob his music of the very spontaneity that makes it so intriguing (and frustrating) in the first place. – Jason Morehead

Skug – Journal für Musik – »The Great Plunder Suite« mag zwar nicht unbedingt der originellste Titel seit der Erfindung des Tonträgers sein, was sich dahinter verbirgt, hat aber durchaus besondere Qualitäten. Dozenten an der »how to abuse turntables, tapes and samples school« waren im Falle von okapi a.k.a. Filipo Paolini John Oswald und Christian Marclay, mit letzterem hat er, ebenso wie mit Metamkine-Musikern, schon zusammengearbeitet. Wobei von, sagen wir mal Strenge und dem Ernst, die z.B. in Metamkines Musik liegen, hier nichts zu merken ist. Sichtbar wird dies schon am Herr Rossi-Style gestaltetem Cover, hörbar an den verwendeten Sounds. minimalistisch bis orchestral, jazzig bis housig, musique concrete von rascheln und knacksen bis zu Drehorgeln. Vor allem aber immer ein Lächeln evozierend. Plunder music zum tanzen, bringt Leben sowohl in abgesoffene Gehirnwindungen als auch müde Beine. – Stefan Parnreiter

Ru-Diculous

Ru-Diculous

From the CD Dada Swing ‎– Cut, Cut, Cut …
Label: Cochon Records ‎– COCH 011
Format: CD
Country: US

released 01 January 2003

Before And After Dogon

Before And After Dogon
credits:
Bass – Massimo Pupillo
Drums – Maurizio Martusciello
Turntables, Sampler – Økapi

Artwork By [Acrylic On Wood] – Camilla Falsini

released 23 May 2001

Recorded at Zu Studio, Rome, Italy
Mastered at Martux Studio
File under: Polka

first release: Wallace Records 2001
CD with 11 Tracks, 38:21 Total Time
Tracks 12-14 seem to appear on the sleeve only!

METAxU: rumors of..WAR

Metaxu – rumors of… WAR by metaXu

Økapi – Filippo Paolini: Sampler, turntables, tapes & cd’s
Martux_m – Maurizio Martusciello: Sampler
mastering: Pasquale Minieri (Elettra-studio)
post-mastering: Louis Dufort
No type-IMNT 089-2003-distro: Electro Cd-Canada
Vj project :Mattia Casalegno
illustrazione :Camilla Falsini

released 01 January 2001

metaXu was founded by Maurizio Martusciello and Filippo Paolini in Rome (1997). Their common ground is the work into the electroacoustic experimentation as composers and improvisors. Their use of tapes, samples, scatching techniques and lo-fi means allows a sort of “acoustic microscopia,” rich in rubble, casts and lost memories.
The plagiarist and collage effort of Paolini and Martusciello, ideas of “reduced listening,” typical of the acousmatic experience, create an acoustic isomorphism where the meeting point is not an organization principle, but a means of transport: “No form develops, but some effects move, some becomings catapult themselves” (Gilles Deleuze).


Rewiews

Subjectivisten – Italië is misschien niet het land dat elektronica-gewijs het meest van zich laat horen, maar met een band als Metaxu doe je toch mee met de groten. Het is het project van Filippo Paolini en Maurizio Martusciello, die zich bewapenen met samplers, tapes en draaitafels. Rumors of… War, hun tweede cd, bevat 12 composities opgedragen aan cruciale steden in de recente oorlogsgeschiedenis. Het begint met Sarajevo (28-06-1914) en eindigt (niet chronologisch op de cd) met New York (11-09-2001). Zonder te moraliseren staan ze stil bij de gebeurtenissen en slachtoffers. Een requiem waarmee je als luisteraar snel maar vrijwillig in hun beheerste houdgreep zit. Introverte, intieme clicks’n’cuts, droefgeestige orkestraties, vage koren en spookachtige ambient. Het is spannend als Fennesz of Philip Jeck en grijpt bij de keel als Symphony No. 3 van Henryk Górecki. Met name het stuk over New York is een ware thriller. Poëtische schoonheid op de puinhopen van de mensheid.

Flux Europa – Italian duo Metaxu – Maurizio Martusciello and Filippo Paolini – here offer a retrospective of war and suffering over the last century or so, with track titles such as 07021964 Saigon and 06091945 Hiroshima. The recording has extraordinary clarity, post mastered by the estimable Louis Dufort, and the thoughtful examination of each conflict is both poignant and atmospheric. There is no random noise bluster here, despite the opportunity afforded by the subject matter – no dive bombing jet fighters, duelling machine guns or massed tank battles – instead strings and piano music weave their way through electronic clicks and buzzes, the music succeeding in conjuring up everything from the wet heat of the Vietnamese jungle to a cold Spring day in St Petersburg. A modern audience may struggle a little with some of the context: what happened in Sarajevo in June 1914? In Alicant in April 1939? In Belgrade five years ago? The outstanding recording here, however, should present no such problems, even to the Linkin Park generation. 11092001 New York begins with a whine and a rumble, and ends with an extended rush of noise and energy which is as close as you’ll ever want to get to flying into a tall building at speed, with intent. We are left with an impression of futility, of waste and of forgotten purpose: bloodshed in bucketloads, each new cause righteous, each resulting conflict inconclusive. “War is only a cowardly escape from the problems of peace” as Thomas Mann once put it. “Love is the answer” as John Lennon once said (well, more than once actually, but it’s not like we were listening). Decent stuff this, a history lesson and a slab of philosophy all rolled in to something you can play through your hi-fi system, and have done with in under an hour. Recommended. – Stewart Gott

L’entrepôt – Dit Italiaanse duo wordt gevormd door Maurizio Martusciello en Filippo Paolini. Deze twee heren hebben afgaande op het concept van hun plaat zeker een breder wereldbeeld dan hun president (niet echt moeilijk maar ja). Waarover de plaat gaat wordt al duidelijk met de titel, oorlog. De twaalf tracks dragen elk een markering in de tijd met de vermelding waar op dat moment de wapens werden opgenomen, bijvoorbeeld 07021964 Saigon of 02051982 Falkland. En de heren geven met hun gedreven elektroakoestische hoorspelen de gruwel van de oorlog knap weer en maken een anti-oorlogs statement met hun muziek. Alle facetten worden waargegeven, de gruwel van het moment, het verweesde van na de oorlog, het verdriet, het schrijnende van de waanzin. Muziek waar je niet echt vrolijk van wordt maar die tot nadenken stemt. Denk aan de soms intense hoorspelen van Monique Jean, maar meer toegankelijk, dichter bij de pop cultuur aanleunend. De plaat werd geproduceerd door Louis Dufort. – Tom

Exibart – L’etichetta canadese No Type conferma ancora la sua determinazione e lucida consapevolezza estetica pubblicando nei primi mesi del nuovo anno Front di Max Haiven/Jon Vaughn. 73 minuti durante i quali i due musicisti assemblano materiali sonori e che, in perfetta tradizione elettroacustica e concreta, mirano a risvegliare la dimensione dell’ascolto. L’interesse dei due compositori si rivolge ad una dimensione concettuale che, allo stesso tempo, non esime il suono dal trascurare la possibilità di narrare attraverso un sottile approccio pop. Più socialmente impegnato Rumors of… War del progetto Metaxu (Maurizio Martusciello e Filippo Paolini). I due italiani percorrono le strade della sperimentazione elettroacustica ed elettronica evitando la retorica, pur rasentandola (per questioni di materia), grazie ad un rigoroso approccio compositivo. Con il suo quinto album Bleak 1999 il canadese Tomas Jirku spinge gli esiti della minimal techno oltre i cliché che sembrano contraddistinguere la maggior parte delle produzioni laptop oriented. Intercettazioni radio, beat vivisezionati ed evanescenti linee melodiche si incastrano alla perfezione dando vita a scuri paesaggi sonori.[…] – Marco Altavilla

Barcode – Italian duo Maurizio Martusciello and Filippo Paolini deliver their second album under the moniker, Metaxu. Rumors of War is a dark, deeply complex album, commenting on man’s bloody history of torture, murder & war. Crysallized samples burn their imprint onto bleak landscapes of wintery sound, whilst electroacoustic experimentation allows them the freedom to truly explore the tools of destruction via samples, scratching techniques and microscopic elements. Yet what saves Rumors of War from merely becoming a noise album, are the slices of elegant strings that throw layers of flesh and blood onto the inhumane, mechanical idealisms that lie at the albums heartbeat. 01041939 Alicant is extraordinarily moving, conjuring images of figureless marching soldiers striding through blasted landscapes, but watched by the heartwarming strings of an entity that still clings to life on behalf of all humanity. Likewise, the horror of 07121941 Pearl Harbour, washed over by deeply classical orchestral movements, is wonderfully crafted. There is no hiding here, Metaxu show the full horrific ugliness of the human condition through their compulsively imaginitive forays into sound; yet when they decide to offer that glimmer of love and hope, it lifts itself from the page magnificently. On 08031917 St. Petersburg, the whirring mechanical wheels of death-machines do all they can to rid, but fail to drown out the choiral chants of dead souls. Whilst, on 11092001 New York, nothing can stop the ominous build-up of the thunderous wings of destruction smashing into the two towers, the track ends in a solitary bleep of extinction, re-opening still fresh wounds.

EtherREAL – Sans connaître Metaxu, on pose avec confiance ce deuxième album sur le plateau de notre platine CD. Confiance envers le label canadien No Type au parcours irréprochable, qui sortait l’an dernier l’album de Coin Gutter, et envers Maurizio Martusciello, moitié de Metaxu qui nous offrait un excellent concert il y a un an et demi lors du festival Batofar cherche Italie.
Cet a priori positif est immédiatement transcendé à l’écoute du premier morceau. Avec pour thème la guerre, tous les morceaux de cet album prennent pour titre une date et un lieu, repères temporels et géographiques d’un événement historique. Ce premier morceau intitulé 28061914 Sarajevo, nous séduit immédiatement avec une sorte de boucle de cordes subtilement traitée et parsemée de petits glitchs, craquements, et autres bruitages électroniques, samples trafiqués, le tout étant construit autour d’une lente montée. On sait déjà que l’on est en présence d’un grand disque, mais chaque nouveau morceau sera une surprise dépassant nos espérances, chaque pièce venant surpasser la précédente.
Le style est suffisamment original pour être intéressant, une sorte de musique néoclassique ou musique de film, parsemée de petites erreurs numériques apportant une vie fourmillante alliée à une finesse et précision mathématique. Ici des cordes, plus loin un piano lumineux, ou même des cuivres et bleeps sur le superbe 01041939 Alicant, pour une pièce ambient-jazz contemporain. On est tenté de comparer la musique de Metaxu à un croisement entre Max Richter et Steve Reich qui auraient confié leur démo à un artiste de chez Mille Plateaux. Plus tard, 07121941 Pearl Harbour est une véritable bande son de film avec un mixage parfaitement maîtrisé : des cordes tendues mais discrètes créent un sentiment d’inquiétude bientôt appuyé par des nappes de cordes plus graves, le tic-tac d’une pendule, une montée de voix fantomatiques, des cris. Des voix que l’on retrouve à plusieurs occasions, que ce soit via des samples d’émission de radio, ou des choeurs à vous donner la chaire de poule. Plus proche de nous, on prêtera forcément une attention particulière à 11092001 New York: chant du Moyen-Orient et éléments électroniques métronomiques, nappe grave et menaçante, puis montée de cordes bientôt stridentes et souffle d’une déflagration sonore terminant le morceau cut-up.
Rumors of… War est assurément l’un des plus beaux disques que l’on ait pu écouter ces 6 derniers mois, utilisant à merveille le mélange entre musique classique et électronique, certainement le meilleur chemin que pouvait prendre l’electronica dont on semblait avoir fait le tour. – Fabrice Allard

Autres directions – Metaxu est un duo italien formé de Filippo Paolini (aka økapi) et de Maurizio Martusciello (aka martux_m) dont le deuxième album, Rumors of War, a été conçu autour du thème de la guerre, associant à chaque morceau un lieu et une date. Sur cette idée, le duo a mis en scène des témoignages électroacoustiques faisant intervenir différents éléments informatifs et identifiables (sirènes, mitraillettes, trains, hélicoptères etc.) qui peuplent leurs compositions comme des fantômes égarés, y insufflant la vie de leur existence funeste. Travaillant autour de samples, de bandes, ou encore de cds, Metaxu crée des sortes de ralentis cinématographiques extrêmement poignants qui intriguent dès 28061914 Sarajevo, événement-clef s’il en est. Sur une boucle (d’orgue) et des nappes électroniques, des voix sont triturées, déchirées. Les cors et les batteries éparses, militaires, de 01041939 Alicant foudroient. 06091945 Hiroshima est un morceau bizarrement discret, mais 07121941 Pearl Harbour est une composition qui, s’ouvrant sur des bruits de vent, use d’envolées de cordes inquiétantes, avant que le vent ne ressurgisse, portant dans sa complainte des amas de voix, cris et bruits industriels… 08031917 St. Petersburg fait intervenir des chants d’églises russes, ceux que Matthew Elliott apprécie tant, ceux qui déchirent le coeur: des choeurs de voix qui se soulèvent, dignes et solennels, s’alignant sur des hululements électroniques. On ressort de ce disque un peu traumatisé, un peu sceptique… On regarde cette liste de dates et on pense à tout le sang qui a coulé en occident au 20ème siècle. Rumors of War implique une prise de conscience difficile et un malaise certain. – Stéphane

Neural – A tre anni dal loro esordio tornano i Metaxu di Maurizio Martusciello e Filippo Paolini, con una nuova prova elegantemente in bilico fra elettronica e limpida elettroacustica, dedicata ad alcuni tra gli ultimi e più significati episodi bellici (ammesso che in qualche modo ci siano mai guerre più significative di altre). Dodici le incisioni, ognuna delle quali contrassegnata da un luogo geografico preciso (Sarajevo, Belgrado, Saigon, le Falkland e New York, ma la metropoli nordamericana non è certo luogo di guerra, come spesso altri vogliono farci credere). Il risultato è comunque di tutto rilievo, la produzione risulta sensibilissima, con un taglio introspettivo, che ci fa riflettere, su come eventi così tragici, in primo luogo producano effetti che sono soprattutto di natura intima (e solo tangenzialmente politica). Martusciello e Paolini (che assieme a Massimo Pupillo portano parallelamente avanti un altro progetto) già in passato hanno dato prova della loro maestria, il primo forte di un background da musicista contemporaneo specializzato in percussioni, il secondo in qualità di dj e sperimentatore interessato all’improvvisazione. Le scansioni adoperate oscillano fra parti liriche e suoni più secchi, tesi, micro-emergenze click, che si assommano quasi a soffocare i pensieri (drammaticamente incombenti ma ancora vitali). Un disco che consigliamo, per rigore ed estrema densità dei suoni: questo duo italiano, saprà farsi valere, anche su palcoscenici internazionali. – Aurelio Cianciotta

Liability Webzine – Le thème de ce disque est, chacun l’aura compris en voyant les intitulés des titres, la guerre. Cette guerre qui a jalonné le vingtième siècle comme la peste et qui grâce à la médiatisation l’a encore rendue plus ignoble. Il n’y a aucune fierté à faire la guerre et on y trouve aucun honneur. J’enfonce des portes ouvertes me direz-vous mais les aficionados de la bonne guerre sont encore nombreux et il y en a encore qui lui trouve une quelconque vertu. De là on ce que l’on trouve cela normal il n’y a pas loin. Triste monde. Les leçons de l’Histoire ne se retiennent pas ou si peu.
Ce duo composé par les romains Maurizio Martusciello et Filippo Paolini nous proposent de nous rafraîchir un petit peu la mémoire. Les deux hommes qui ont formé ce groupe en 1997 ont pris pour habitude de faire des expérimentations électroacoustiques que ce soit sous forme de compositions ou d’improvisations. Sur Rumors of War le duo est relativement accessible et propose des compositions post-apocalyptiques à la noirceur évidente. On a l’impression de rentrer dans un vaste no man’s land où rien ne pourrait survivre. Rumors of… War est une œuvre sombre et guère optimiste mais le thème abordé par les deux italiens ne l’est pas beaucoup. Cependant et malgré une certaine lenteur et un minimalisme omniprésent les morceaux dégagent une force peu commune. La guerre, finalement, c’est la misère humaine, le recours des faibles et l’absence d’humanité. Metaxu se veut le relais de ce sentiment. Qu’a t’on à gagner dans la guerre? Metaxu donne a réponse: la désolation. Ce disque est comme une sorte de requiem moderne, celui de l’humanité dans sa globalité, du moins celle qui se laisse attirer par des idées extrêmes. Le message que Metaxu veut laisser passer est somme toute assez clair: n’oubliez pas! – Fabien

Music Club – Il precedente incontro con Tomas Jirku (all’epoca di Entropy) mi aveva fatto conoscere un musicista che utilizzava la propria esperienza, costruita con diverse pubblicazioni di vario formato su etichette differenti, per comporre tappeti sonori strumentali in grado di indurre assuefazioni ritmiche e di edificare scenari di isolamento cerebrale. Con il suo quinto lavoro esteso, intitolato Bleak 1999 e dove propone tracce assemblate nel 1999 e successivamente rivedute, consolida ulteriormente tali peculiarità andando nella direzione di un ambient dub minimale (raramente tendente alla techno radicale) e con più di un legame stretto con il micro noise non statico e con le forme più propositive di sperimentazione elettronica. Forse meno curato rispetto ai dischi precedenti, ma anche più capace di convogliare sensazioni di calore umano. Sempre la No Type è il tramite grazie a cui Maurizio Martusciello e Økapi pubblicano il nuovo album a nome Metaxu, album incentrato sulla guerra e sugli atti di violenza massificata. Infatti ciascuno dei dodici pezzi prende spunto non tanto, o non solo, ideologicamente, ma soprattutto materialmente da avvenimenti che hanno segnato il corso della storia, a partire dal 1914 (attentato a Francesco Giuseppe in quel di Sarajevo) sino al 2001 (USA under attack). Quel che ne consegue non muta i geni costituenti la materia sonora plasmata da Metaxu, però ne rappresenta la base di appoggio; campionamenti, suoni concreti e rumori vari che vengono inseriti in un contesto di avanguardia, che, nonostante la natura elettronica o manipolata da cui prende spunto, riesce poi a mostrare vari volti, dall’ambientale al neoclassico, dall’isolazionista al micro-wave/glitch, dall’industriale al “filmico”. Un disco che si insinua nella vostra mente e che, pur senza tormentarvi, genera prima un senso di disagio e alfine di accondiscendenza. – Roberto Michieletto

Sands Zine – Ci sono voluti tre anni per dar seguito all’omonimo esordio dei Metaxu, disco uscito a suo tempo per la tedesca Plate Lunch; anni che hanno visto i due titolari del progetto presumibilmente segnati dagli ultimi avvenimenti politici mondiali e che li hanno inevitabilmente spinto ad una considerazione più ampia su quella che è la più grande piaga della storia dell’umanità, la guerra. Il disco, infatti, nasce da riflessioni su alcuni tra i più significativi episodi bellici del secolo appena trascorso. Ogni traccia è contrassegnata da una data e un luogo: si va dall’assassinio in quel di Sarajevo nel 1914 fino all’attentato dell’11 settembre, storia dei nostri giorni. Il duo, composto da Okapi e Martux_m (all’anagrafe, rispettivamente, Filippo Paolini e Maurizio Martusciello), arriva a questo secondo appuntamento mettendo da parte le esperienze che li hanno visti protagonisti negli ultimi tempi (soprattutto mi riferisco al lato ludico e irriverente che caratterizza l’altro progetto dei due, i grandi Dogon, di cui fa parte anche Massimo Pupillo degli Zu) in cambio di un lavoro più lirico ed intimo. Oltre ad avere una sensibilità degna di lode, sono anche e soprattutto valenti musicisti: Okapi, maestro di turntablism (ha collaborato anche con Christian Marclay), sfodera dal suo cilindro magico campionamenti mai sopra le righe; Martusciello (che ci ha deliziato tra le tantissime altre cose col primo Ossatura e con i Z.e.l.l.e.), crea, assembla e cuce le fonti sonore. Sostanzialmente Rumors of… War lo possiamo inquadrare fra due estremi: da un lato i movimenti sinfonici di Ekkehard Ehlers e dall’altro i micro ritmi dei Pan Sonic, a volte nettamente divisi (28061914 Sarajevo e 11092001 New York), spesso sovrapposti (07121941 Pearl Harbour). Sembra quasi che il duo più che della guerra in sé, ci abbia voluto raccontare del dopo, della quiete dopo la tempesta, del silenzio assordante che segue un’esplosione, tanto è il senso di ineluttabilità che traspare lungo tutto il lavoro. Sul tappeto sonoro emergono particelle di suoni campionati (dall’avvolgente piano classico di 25031999 Belgrade ai suoni concreti di 08031917 St. Petersburg), più o meno irregolari (quasi divertente, e mi scuso con gli autori, il gioco di note e strumenti in 01041939 Alicant), come fossero piccoli segnali di forme che si riaffacciano alla vita; in altri momenti invece l’atmosfera si carica di tensione (il crescendo sinfonico con voci distorte di 61950 Seul e il finale industrial di 11092001 New York). A differenza del suo predecessore, la musica di Rumors of… War assume in più di un’occasione le sembianze di una soundtrack drammatica, mostrandosi come un lavoro più coeso e coerente, laddove il precedente disco colpiva per il suo essere destrutturato ed eterodosso. Se poi volete avere un’opinione personale vi risponderò che il disco è bello, a tratti bellissimo, piacevolissimo da ascoltare e magnificamente equilibrato, quasi sospeso, e coinvolgente. Una splendida conferma. – Alfredo Rastelli

Jade – L’art au secours de la guerre, la musique au secours de la compréhension des conflits: voilà en deux mots résumés la proposition de Metaxu, duo italien basé à Rome, composé de Filippo Paolini et de Maurizio Martusciello. Un condensé de court-circuits historiques fondé sur les vertus de l’échantillonnage, de contorsions de scratch et d’une dimension artisanale auréolée d’un savoir-faire lo-fi de bonne augure. Pas de guerre sans victimes, ni de destruction sans scories. De ces déchets sans relations, le duo s’accorde à reconstruire un univers. De cet amas de pertes, ils recomposent, ils rétablissent sans apologie, ni dénonciation gratuite; les deux musiciens «s’amusent» avec sérieux et délivrent, avec une impartialité relative ce matériau sonore.
L’approche, quant à elle exerce un point de tension entre des climats d’ambiances environnementales habitées d’un microcosme actif (07021964 Saigon, 06091945 Hiroshima) et d’autre part de moments de superbes liturgies dignes d’un Ligeti ou d’un Arvo Pärt (07121941 Pearl Harbour) ou des ambiances proches de Column One (90 % wasser). L’éclectisme d’un Moondog des temps modernes qui rêverait la synthèse de Penumbra, d’Olivier Messiaen et de Francisco López. Très bon !! – Julien Jaffré

Areen – Kummaliselt vaoshoitud muusika, mida artikuleeritakse-transleeritakse nii erinevates keeltes nagu nt ambient, elekt-ro-akustika, idm, klassika jt. Teatav pinge neis lugudes muidugi on (peaks olema juba temaatiliselt [teemaks on sõda, õi-ge-mini sõjad viimase saja aasta jooksul]), aga see on peidetud loo-sügavus-se. Väga vaikne ja rahulik, “ettevaatlik” muusika ­ ettevaatlik küll õn-neks mitte kunstilises, vaid kõlalis-assot-siatiivses plaanis. 06091945 Hiroshima on juba päris jabur ekperimen-taal-ne (glitch+mic-ro-sound+elektroonika) huugamine, ja sealt edasi läheb asi jär-jest tõsisemaks ja ilusamaks. 07121941 Pearl Harbour kombineerib hämmeldusseajava enesestmõistetavusega kergemuusikat ja tontlikult külma ambient’i, ja läbiv klassikaline touch seguneb loos 08031917 St. Petersburg nt veel koorilaulu, glitch’i ja idm-iga. Väga veider, haruldane ja ilus asi. 9/10 – Erkki Luuk

Grooves – When you release a record called Rumors of… War and name all of the tracks after some of the most horrific battles, tragedies, and massacres of the last century — ranging from 28061914 Sarajevo through 11092001 New York — it’s pretty obvious that you’re not out to offer listeners something light and cheerful. That’s not to say that this second album by Italy’s Metaxu is a completely dark and depressing collection, as there are moments when the duo’s glitchy and orchestral-tinged ambience exhibits a fragile and bittersweet beauty that seems to hold a vague sense of hope, but there is definitely an inescapable air of melancholy running through most of the dozen tracks.
Notable pieces include 25031999 Belgrade, which features a minimal piano melody and string samples layered over a backdrop of subtle pops and clicks, and 01091939 Warsaw, where Metaxu lays down a sound-bed of humming static and a quiet drone loop, weaves in some mournful violins, and closes with a segment of a ghostly sounding radio broadcast announcing Britain’s declaration of war on Germany. But the most affecting segment of all may be the ode to the World Trade Center disaster. This six-minute piece starts with a high-pitched beacon tone over a rumbling ambient backdrop that becomes louder as the track progresses. By the final 30 seconds, the sound eerily resembles that of a roaring jet engine that becomes more and more intense, leading to a sudden bang and then one final, futile tone.
Taken in the context of the thoughts and images of September 11th that remain fresh in most people’s minds, it’s a truly chilling composition, and, like the rest of the disc, it’s a reminder that despite its synthetic and mechanical origins, great electronic music can convey messages and emotions just as well as more traditional musical forms. – Greg Clow

Vital – You probably know about Metaxu if you know about Z_E_L_L_E, because Maurizio Martusciello is a part of both of them: with Nicola Catalano they’re Z_E_L_L_E and with Filippo Paolini – Metaxu. Maurizio Martusciello is well known composer on the international electroacoustic scene. Filippo Paolini is also interested in electroacoustic music and improvisations… Rumors of… War is their second album. I haven’t heard the previous one, but it’s quite amazing what they’ve done on this new album. The music is calm and peaceful, without any disturbing or too harsh moments (it’s also not an improvisation), but it’s still clearly and fully present. There’s an electronic and an acoustic side of the music, presented through the use of samplers, turntables, tapes and cds. The sound is placed in a wide atmospheric context, but there are certain moments when some concrete clicky sounds or some parts of the whole musical soundscape are pointed out on the surface. There’s another context on this album: the war. All track-titles are a name of a place and a certain date when some war culminated, like: 06091945 Hiroshima, 11092001 New York, 25031999 Belgrade… It should be mentioned though that the music it’s not suffocated by this context, the music can freely breathe. This is a very successful album by Metaxu, released by one of the most interesting and forward-thinking labels today, also one of my favourite labels in 2003 year, No Type. – B R

Earshot – Metaxu is a new project by Filippo Paolini and Maurizio Martusciello. This Italian duo have made important political statements on their rumors of war release. This album features tracks examining the thin line that exists between war & peace. Through their compositions it is evident that they have concerned themselves with pivotal moments of recent World History… especially the times when History itself seemed to end all at once. They examine chaos and violence through tones, loops, microtones and strangely composed drones and arranged keyboard lines. They examine the many tragedies of the world including those that have happened at Hiroshima, New York City and Sarajevo. These tracks are drenched with hints of darkness, pain and hope. The quietly interwoven clips of news and other spoken word statements scattered around the tracks makes it even more intense.
As a whole this CD is a relaxing yet challenging listen. The track titles are clearly pointing out the meanings behind the music, directing your attentions to events that we should be clearly remembering in the world. The music can be easily played in a set with Jeremy Boyle, Takagi Masakatsu, Tetsue Innoue and newer pieces by Donnachea Costello. – Anne Sulikowski

Blow Up – Differente la’rischiosa operazione di Maurizio Martusciello e Filippo Paolini, in apparenza didascalica: fare musica’sulla’guerra. E’noto che trumors’ non significa trumore’bensì diceria.’voce che corre’e in tal maniera si procede, sviluppando sì un calendario storico di eventi – i titoli dei dodici pezzi sono tutti date e luoghi: 28061914 Sarajevo, 07121941 Pearl Harbour e così via… naturalmente c’è scivolosissimo, anche 11092001 New York – ma preferendo dare un sguardo ‘laterale’ all’umanità violata, velando quasi di pietas certi – eventi – quelli in cui più mostruoso appare il baratro. La costruzione del suono è attenta, il digital processing non teme di giungere alle soglie melodia né di tentare la descrizione emotiva: un blip cinico scandisce il tempo che sta per finire, I’innalzarsi della frequenza di un’onda simula l’approssimarsi di un aereo, alla fine un improwiso risucchio d’antimateria, come lo spegnersi in un lampo del tubo catodico (11092001 New York). Si rimane a distanza dalI’orrore, impossibile awicinarsi di più, tuttavia – anzi, proprio in ragione di quest’atteggiamento – i due italiani realizzano un lavoro che, per onestà intellettuale e ‘misura compositiva’, costituisce un importante esempio di ‘elettronica civile’. – Dionisio Capuano

Voir.ca – Ils jouent de l’échantillonneur, de la platine ou du lecteur de disques compacts, mais ils sont à cent lieues de l’approche “décervelante” qu’adoptent souvent les duos de ce type. Ici, pas d’incessant boum-boum, mais une petite musique tout en subtilités qui peut rappeler le travail de John Wall, cet autre expert du recyclage de la musique des autres. À vrai dire, on ne parle plus de recyclage, mais bien de transmutation, les emprunts étant virtuellement impossibles à identifier et servant à élaborer des univers neufs. Maurizio Martuciello (Ossatura) a une approche électroacoustique du matériau sonore et Filippo Paolini est un ancien élève de conservatoire converti au graphisme et ramené à la musique par le tourne-disque. Leur association produit de l’orfèvrerie sonore. – Réjean Beaucage

All-Music Guide – Metaxu’s first album [Metaxu, 2001, Plate Lunch] is disappointing, but their second [Rumors of… War, 2003, No Type] is a very different affair. The claustrophobic electro-glitch of the 2000 eponymous CD has transformed into a lush set of romantic sample-based constructions. Obviously, the main theme is war. The 12 tracks are titled after key 20th-century historical events of a belligerent nature, from Sarajevo, June 28, 1914 to New York, September 11, 2001. Throughout the album, the music expresses melancholia, mourning and sadness as filtered through the prism of romanticism. Samples of piano and guitar motifs, chants, orchestral music, historical speeches and intimate voices have been assembled to create strongly evocative tracks. Compared to the dryness of the first album, Rumors of… War is downright a crowd pleaser. The sound palette is varied and rich. The electronic textures are used as an accompaniment to the sampled instruments, preserving a certain warmth and a “song” structure. One thinks much more of Tibor Szemzö’s emotional evocations of past memories than of any member of the experimental ambient community (the label’s press release is prone to mention Fennesz and Ekkehard Ehlers, but Metaxu’s music is here even easier to absorb). And despite the fact that some followers of Maurizio Martusciello (one half of Metaxu) since his departure from the group Ossatura will be quite surprised by the accessibility of this music, the project is a success. Each piece proposes a historical reading open to interpretation, a precise evocation of the event, and a powerful emotional charge. Highlights include: the quiet fragmented electronics in Hiroshima; the delicate water sounds providing the basis for Falkland; and the Arabic melody heard in the distance at the beginning of New York, a hint to the fact that this event would have as big (if not bigger) an impact on the population of the Middle-East than on Americans — and there is no other way to describe the finale of that piece than to say that it literally collapses on itself. Recommended. – François Couture

Splendid E-Zine – Admit it: you’ve thought about war more in the last twelve months than you ever have before. Most of us have. We’ve discussed it, sometimes heatedly, with friends and co-workers, read and responded to polls and surveys, and perhaps even attended a rally or two. But how many of us have undertaken an existential examination of modern-day war?
Italian duo Metaxu (Filippo Paolini and Maurizio Martusciello) have engaged in just such an exploration. They present their thoughts in Rumors of War’s twelve pieces, each of which is named for a significant conflict or human-engineered disaster. The album begins with the event that set the ball rolling for World War I — the assassination of Archduke Franz Ferdinand on June 28th, 1914 — and takes us through (what else?) September 11th, 2001. Metaxu have even included the fateful dates in their track titles, just in case you want to grab an encyclopedia.
These aren’t songs in a conventional sense (thank God — can you imagine the lyrics?). At best they’re abstract, conceptual collages punctuated by moments of musicality, some of which are startlingly lovely; at worst, they are aural reconstructions, full of metaphors writ large and loud. 06091945 Hiroshima is a cyclical accumulation of elements from the IDM palette — pops, clicks, clacks, bleeps and burbles — with voices half-audible in the background. Perhaps it’s meant to conjure the sterile stillness that follows a nuclear explosion. 07121941 Pearl Harbor ties more directly into reality, progressing from an ominously beautiful minor-key string sequence to an abrupt and ferocious attack, sounds and voices screaming from the sky like giant angry insects. 02051982 Falkland gradually layers an ominous, rumbling bass presence over a gentle pastoral atmosphere as if directing the full weight of the world’s attention at the titular islands.
11092001 New York will be most listeners’ best bet for making a contextual connection with Metaxu’s muse. If you think you’re no longer haunted by the World Trade Center disaster, listen to this one on headphones and get ready to be disturbed. The hint of Arabic music deep in the collage may not get to you, but later in the tune, when the central, keening drone rises in volume and intensity, becoming the scream of a tortured jet engine pushed beyond its design tolerance, you’ll be well and truly creeped. Fortunately, Metaxu don’t linger over the actual crash; the end, when it comes, is as sudden and sharp and devoid of detail as the real thing must have been.
Rumors of War is an unusual, intermittently powerful album, capable of leaving you disturbed (the aforementioned 11092001 New York) and frustrated (it’s mastered pretty low, so plan on being jolted out of your chair by a handful of quiet-to-loud transitions) in roughly equal measure. There’s no real dialogue between Metaxu and the listener, and no revelation beyond the fact that violence and war are sad, terrible things. Then again, that’s clearly a lesson we need to relearn every twenty years or so. – George Zahora

My secret love

My secret love

composed: 1997
CD VV. AA. – Sotto il sole di Roma
(Sonagli, 2000, ediz. ITA, cat. number: SONAGLI 0100)
credits
released 01 January 2000
NOTES: ’00s Italian electro/avantgarde/free jazz/rock, issued only on cd, featuring tracks by Zu, Økapi, Ossatura, Brutopop, Roberto Fega, Mike Cooper, Massimo Pupillo & other artists.

Metaxu – Untitled

Metaxu – Untitled

2000 Plate Lunch PL 16
Recorded at Okapi studio
Rome, november 1999
credits
released 31 October 1999

metaXu:
Maurizio Martusciello – sampler, electroacoustic objects
Okapi – sampler, turntables, tapes & cd’s

Improvisation

by Metazu – Zu=Metaxu

Recorded live in Rome, Italy on May 29, 1999
(FreeB92, CD006 SOKOJ) (CD)

When Ring Ring Festival was started in 1996, it was aimed at introducing all kinds of New Music to Yugoslav audience – from avant-rock and free jazz to improvized electro-acoustic contemporary music. Previous Ring Ring compilations presented material from 1996 and 1997, while this CD contains recordings from 1998 and 1999. In 1999 the festival was held simultaneously on several locations around the world – Bologna, Tokyo, Stirling (Scotland) as well as Belgrade. Featuring Filament, Steve Buchanan, N.O.R.M.A. & Chris Cutler and many others, this release is an exquisite document of a stage in the Ring Ring’s development.

released 29 May 1999

Luca Mai: sax
Massimo Pupillo: bass
Jacopo Battaglia: drum
Roy Paci: trumpet
Maurizio Martusciello: electronics
Økapi: turntables